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Radiofreccia (1998) - Frame del film
By Lorenzo Carapezzi / Aggiornato circa 2 ore fa / Sceneggiatura

Sceneggiatura Radiofreccia (1998): Pagina uno

Radiofreccia è un film del 1998 scritto da Antonio Leotti e Luciano Ligabue e diretto da quest’ultimo.

Nelle storie di Leotti la Storia nazionale si legge sempre attraverso storie individuali: è il caso della Resistenza e del faticoso farsi uomo in Il partigiano Johnny (2000), dove la guerra partigiana diventa il terreno su cui un ragazzo impara chi è; oppure degli anni Settanta e della criminalità milanese in Vallanzasca – Gli angeli del male (2010), dove si cerca di capire come un uomo possa restare in bilico tra normalità e devianza, e perché scelga deliberatamente il male pur avendo, almeno in teoria, altre strade davanti.

Accanto a questa linea storico-civile, corre un filone più intimo e provinciale: dove non c’è un solo protagonista, ma un collettivo di amici, provenienti da piccole provincie, sospesi tra la noia, il desiderio di fuga e un’amicizia che è sia rifugio che trappola, come Il paese delle spose infelici (2011).

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NOTA BENE: L'UTILIZZO DEL CONTENUTO È PUBBLICATO A SCOPO PRETTAMENTE INFORMATIVO ED EDUCATIVO.

Sceneggiatura completa di Radiofreccia

Logline

Un giovane e talentuoso autista al servizio di una banda criminale cerca di lasciarsi alle spalle il mondo delle rapine per costruirsi una vita normale con la ragazza che ama, ma quando viene costretto a partecipare a un ultimo colpo, il suo talento per la fuga lo trascina in un incubo dal quale dovrà riuscire ad uscire.

Pagina uno

Sceneggiatura Radiofreccia (1998): Pagina uno

La prima immagine

Il film si apre nel 1993, a pochi minuti dall’inizio dell’ultima messa in onda di Radiofreccia, a ridosso del suo diciottesimo anno dalla nascita. Dunque il film non inizia dalla nascita di qualcosa, ma dalla sua morte. Bruno (Luciano Federico), il fondatore di Radiofreccia, solo con un microfono e delle cuffie, ascolta le chiamate delle persone che commentano in maniera diversa la fine di Radiofreccia: c'è chi si commuove e ringrazia, chi invece liquida la cosa con distacco.

La scelta di iniziare dalla morte non è solo una trovata di struttura per giustificare i flashback, ma è soprattutto collegato al tema: la storia non parla di qualcosa che nasce, ma di cosa perdiamo e come reagiamo alle perdite. All’inizio si parla di una perdita di una radio, ma durante il film capiremo che la radio è solo un pretesto per analizzare a fondo un’amicizia che si sgretola, delle vite che crollano, una comitiva di amici solo apparentemente felici. Ma più di tutti, quello che i nostri protagonisti rischiano di perdere è la libertà, rappresentato dal personaggio che darà involontariamente il nome alla radio, Freccia (Stefano Accorsi).

Costruire l'apertura sulla chiusura significa dire allo spettatore, prima ancora che inizi il racconto vero e proprio, che il tono dominante sarà quello del lutto e della nostalgia, non quello dell'entusiasmo fondativo: si guarda indietro, non avanti.

Terza cosa, forse la più importante: le telefonate. Facendo entrare subito le voci del paese (divise, contraddittorie, alcune calde e altre fredde), la sceneggiatura mette in scena non tanto la nostalgia di per sé ma il modo in cui una comunità intera elabora, ciascuno a modo suo, la fine di qualcosa che era stato comune. Radio Raptus (antesignano di Radiofreccia) era nata come radio libera negli anni Settanta, espressione di un'urgenza collettiva e generazionale, e si era via via trasformata in una realtà commerciale, perdendo pezzo dopo pezzo quella carica originaria: le telefonate contrastanti sono già la sintesi di questo doppio destino, quello di un'utopia giovanile che sopravvive solo nella memoria di alcuni e che per altri non è mai stata altro che rumore.

Versione del film

Autore dell'articolo
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Lorenzo Carapezzi

La scrittura è al centro della mia vita professionale. Creo storie originali e insegno sceneggiatura a giovani talenti, aiutandoli a trasformare idee in trame e personaggi memorabili. Per me, la sceneggiatura è un'arte e una passione quotidiana.