Sceneggiatura Her (2013) - Pagina uno
Lei (Her) è un film del 2013 scritto e diretto da Spike Jonze.
La carriera di Jonze è talmente poliedrica da sembrare bizzarra: è difficile pensare che uno sceneggiatore premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale abbia mosso i primi passi creando uno degli show più folli e demenziali della TV: Jackass, una sua ide, nata per MTV trasformata poi anche in una saga cinematografica con Jackass: The Movie (2002) e Jackass presenta: Nonno cattivo (Jackass Presents: Bad Grandpa, 2013).
Ma è un'eccezione che conferma la regola: al di fuori dell'universo Jackass, il cinema di Jonze è tutt'altro che demenziale: le storie che dirige o scrive sono bizzarre nella forma, ma serissime nella sostanza, costruite attorno a protagonisti evasivi, incompresi, incapaci di vivere pienamente con sé stessi. In Essere John Malkovich (Being John Malkovich, 1999) e Il ladro di orchidee (Adaptation, 2002) i personaggi cercano disperatamente una via di fuga da loro stessi: letteralmente, infilandosi nella testa di un altro, o metaforicamente, paralizzati dall'incapacità di dare forma alle proprie idee e ai propri desideri.
Lo stesso filo conduttore attraversa Where the Wild Things Are (2009), co-scritto con Dave Eggers, dove la fuga assume le forme dell'infanzia e dell'immaginazione: un bambino incompreso che trova, in un mondo fantastico, uno specchio delle proprie emozioni più difficili da esprimere nella realtà.
È però in Her che questi temi trovano la loro forma più compiuta (e forse non è un caso che si tratti dell’unico film scritto interamente da lui in solitaria): qui l'evasione non è più fisica o fantastica, ma emotiva: Theodore non fugge in un altro corpo o in un altro mondo, bensì in una relazione che esiste solo come voce, linguaggio, presenza senza forma.
È il punto d'arrivo naturale di un autore che, fin dai suoi esordi più scomposti, ha sempre raccontato la stessa cosa: la difficoltà di essere pienamente sé stessi, e il bisogno di trovare un modo per non sentirsi soli.
Clicca qui sotto per il download della sceneggiatura completa di Lei (Her).
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Sceneggiatura completa di Lei (Her)
Logline
Un uomo si innamora della voce del suo assistente virtuale, e scopre che l'intelligenza artificiale può amare, ma forse non per sempre come lui.
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La prima immagine
Il film si apre sullo sguardo di Theodore (Joaquin Phoenix), intento a pensare. Anzi, nella didascalia di sceneggiatura, è specifico deep in thought (trad. assorto nei suoi pensieri). Quel deep dice già molto sul tono che la storia assumerà: un film intimo, psicologico, il racconto di un uomo solo che intraprenderà un viaggio interiore profondo, costantemente attraversato dal dubbio. Il dubbio è la prima metà del tema del film.
Poi Theodore comincia a dettare: è l'inizio di una lettera indirizzata a Chris, dai toni intimi, che parla di un amore immenso. Prima ancora che il dialogo prosegua, viene introdotto un secondo elemento cardine della trama e del tema: l'amore. Ma non è un amore generico, ma un sentimento dichiarato, esposto senza remore. In questo film i personaggi non avranno difficoltà a mettere in parole ciò che provano. Il problema è un altro: capire che cos’è l’amore.
Man mano che la lettera prosegue, però, lo spettatore realizza che Theodore non conosce affatto questo Chris: si tratta di un messaggio per il cinquantesimo anniversario di matrimonio, e chi scrive non è chi firma. Theodore è solo un tramite, la voce prestata a Loretta per parlare a suo marito Chris. Il lavoro di Theodore è scrivere lettere per conto terzi. Conosciamo quindi il personaggio: un ghost writer. Ma non è solo il suo lavoro: quel ghost è anche il suo stato emotivo e il suo conflitto interiore: sa scrivere l'amore con precisione, ma solo quando è di qualcun altro e mai il proprio.
Ed è qui che il film rivela, fin dal primo minuto, uno dei suoi temi più sottili: l'amore come qualcosa che può essere espresso, con sincerità e persino con arte, pur passando attraverso un canale che non è quello "proprio" di chi lo prova. Theodore non inventa i sentimenti che scrive: li interpreta, li dà voce, li rende belli. Non è un caso che il primo lavoro che vediamo compiere a Theodore sia già, in fondo, un'operazione "artificiale": simulare un sentimento vero attraverso un linguaggio che non nasce da un'esperienza propria, ma che ne imita perfettamente la forma. Se una macchina, più avanti nel film, riuscirà a farsi credere capace d'amare, è perché il film ci ha già mostrato che un uomo può fare lo stesso: mettere in parole un amore che non è il suo.
L'inizio di questo film ci pone, come spettatori, la domanda cardine di tutta la storia: riuscirà Theodore a esprimere i suoi sentimenti per qualcuna? Perché un conto è esprimere i sentimenti per altri, come nel suo lavoro; ben diverso sarà quando toccherà a lui.