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Cos'è l'Idiot Plot?
By Lorenzo Carapezzi / Aggiornato un minuto fa / Sceneggiatura

Cos'è l'Idiot Plot: Significato + Esempi

Una buona storia prevede dei personaggi che prendono attivamente decisioni. Non ci sono eroi che vivono l’intera storia passivamente, altrimenti non si chiamerebbero così. Avviene una vera trasformazione solo quando si prende di petto la propria vita e si agisce attivamente. Magari queste azioni possono portare ad errori, ma l’importante è agire.

Ecco, tutto vero…l’importante è non agire in modo stupido. Spesso un autore (anche affermato) si ritrova ad un vicolo cieco. Non sembra possibile proseguire la trama. Prova ogni soluzione possibile per ricostruire le scene e mandare avanti la storia, ma ci sono volte in cui non si riesce. Per non ricominciare da capo, spesso si attiva un meccanismo strano: l’unica maniera per proseguire il racconto è far compiere al personaggio un’azione inspiegabilmente stupida. Un po’ come un deus ex machina, ma più sottile…più subdolo.

Si tratta dell’idiot plot: un espediente narrativo in cui un personaggio viene costretto ad agire da “idiota” affinché la storia possa arrivare al punto che l’autore desidera. Il problema non è che i personaggi non possano sbagliare. Al contrario, gli errori sono fondamentali per raccontare una buona storia. Il problema nasce quando l’errore non appartiene al personaggio, ma alla sceneggiatura.

Origine dell’idiot plot

Il termine nasce nel mondo della critica letteraria dallo scrittore statunitense James Blish, autore particolarmente prolifico negli anni Cinquanta, periodo in cui la narrativa fantasy e fantascientifica conobbe una forte espansione ma che, allo stesso tempo, venne considerata molto commerciale o, peggio ancora, vera e propria spazzatura. A contribuire a questa reputazione fu il fatto che non venivano venduti in libreria, ma nelle edicole e chioschi delle stazioni, spesso in edizioni stampate su carta di bassa qualità, destinati a ingiallirsi rapidamente o persino a sbriciolarsi con il tempo.

Ma il vero problema riguardava la qualità dei contenuti: per sopravvivere, uno scrittore di fantasy o fantascienza doveva produrre una quantità enorme di materiale, poichè gli autori non venivano ricompensati attraversi i diritti d’autore, bensì per numero di parole scritte. Pagare anche solo l’affitto significava produrre decine e decine di libri al mese. Un sistema di questo tipo finiva inevitabilmente per privilegiare la quantità rispetto alla qualità, producendo storie con trame ripetitive, dialoghi poco elaborati, descrizioni eccessivamente lunghe e, soprattutto, un ricorso sistematico a cliché e formule narrative già ampiamente sfruttate.

E uno di quei cliché, notò Blish, era appunto l’idiot plot: si una trama interamente basata su un personaggio che, invece di scegliere sulla base della propria personalità, delle proprie conoscenze e delle informazioni disponibili, compie l’azione necessaria affinché l’autore possa spostare la vicenda nella direzione desiderata.

Idiocracy (2006) - Frame del film

Ma perché Idiot?

Negli anni ‘90 il termine verrà ripreso dal famoso critico cinematografico statunitense Roger Ebert, il quale, con tono brutale e diretto, spiega che una “trama idiota” è una qualsiasi trama che si risolverebbe in 5 minuti se tutti i personaggi della storia non fossero degli idioti. Usando una terminologia più elegante, si tratta di quel tipo di narrazione che costringe i propri personaggi a operare in un certo modo (il più stupido) solo ed esclusivamente per far funzionare la storia.

Ma non si tratta di storie alla Idiocracy (2006), dove il mondo è popolato da gente stupida, anzi: spesso sono scienziati, detective o persone esperte, gente che lavora soprattutto con la testa che, ad un certo punto sembrano subire una sorta di “lobotomia narrativa” e ignorano volontariamente le soluzioni più semplici e logiche.

A volte le scelte apparentemente idiote nascono da una mancanza di comunicazione all'interno del gruppo. Non è un caso, quindi, che il termine idiota è ricondotto al greco idiōtēs, che indicava originariamente la “persona privata”, ovvero separata dalla sfera pubblica e dalla comunità. Nell'idiot plot, infatti, il conflitto nasce spesso da una forma di isolamento informativo: i personaggi non si parlano, nascondono informazioni senza una reale motivazione o evitano domande e conversazioni che potrebbero risolvere immediatamente il problema. È questo meccanismo a generare la frustrazione dello spettatore, che finisce per chiedersi: “Ma perché non glielo dice? È un idiota!”

Ovviamente, tutto ciò non significa che ogni scelta stupida costituisca necessariamente un idiot plot. Se è impulsivo, arrogante, curioso o disperato, una decisione sbagliata può essere perfettamente coerente con la sua personalità. Il problema nasce quando il comportamento contraddice ciò che sappiamo del personaggio e serve esclusivamente a permettere alla trama di procedere: un conto è dire “ha fatto una scelta stupida perché è una persona che potrebbe davvero farla”, un altro è “ha fatto una scelta stupida perché lo sceneggiatore aveva bisogno che la facesse”.

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) - Frame del film

Un esempio di idiot plot

Si potrebbe pensare che un idiot plot può essere contenuto solo ed esclusivamente in un brutto film, di quelli che nascono e muoiono subito, come i libri fantasy e fantascientifici venduti nelle edicolacce degli anni ‘50. Eppure, vi stupirete in quanti meravigliosi film, di quelli divenuti cult, si nasconde un personaggio che si comporta come un idiota.

Prendiamo per esempio un film visto da tantissimi, con un budget enorme alle spalle: Batman v Superman: Dawn of Justice (2016). Per tutto il film, Batman è convinto che Superman sia una minaccia esistenziale per l'umanità: un essere onnipotente, non regolamentato, che prima o poi potrebbe voltarsi contro gli uomini. Passa mesi interi a costruire un'armatura di kryptonite e una lancia proprio per poterlo affrontare e uccidere.

Nel momento clou dello scontro finale, Superman è ormai senza forze e riesce solo a dire a Batman di salvare una certa Martha. Batman si blocca di colpo. Quel nome lo conosce, è il nome di sua madre, uccisa insieme al marito davanti agli occhi del piccolo Bruce. La coincidenza delle coincidenze è che anche la madre adottiva di Superman si chiama Martha. In quell’istante, nell’omonimità, Batman capisce che anche Superman ha una madre che ama, che è "umano" quanto lui, e smette immediatamente di volerlo uccidere. Getta la lancia, corre letteralmente a salvare la madre di Superman e i due, che fino a tre secondi prima si scazzottavano, diventano alleati.

Il problema del film non è tanto la coincidenza (queste possono fare parte di una storia e, detta come va detta, Martha non è poi un nome così poco comune), ma il fatto che l’intera svolta di Batman si basa solo ed esclusivamente su quella coincidenza, e non su un vero processo di comprensione o dialogo tra i due personaggi.

Idiota non equivale a negativo

Il non comunicare e l’agire di impulso possono sempre azioni espressamente ed esclusivamente negative. Eppure sono anche elementi distintivi dello stile narrativo di uno dei più grandi drammaturghi della storia umana, William Shakespeare.

Nelle sue commedie, ma anche nelle sue tragedie, i personaggi shakesperiani speculano e ipotizzano sugli altri personaggi e agiscono impuslviamente e irrazionalmente, dando vita a situazioni comiche nelle commedie e ad un elevato numero di vittime se invece prendiamo le tragedie:

  • In Romeo & Giulietta, Quando Romeo scopre che Giulietta è morta, decide immediatamente di suicidarsi. Poco dopo, Giulietta si risveglia, trova Romeo morto e si suicida a sua volta.
    Bastava semplicemente che Romeo verificasse l’effettiva morte di Giulietta.

  • In Otello, Iago convince Otello che Desdemona lo tradisca con Cassio. Otello non affronta mai veramente Desdemona con l'obiettivo di verificare i propri sospetti: si affida alle insinuazioni di Iago e interpreta ogni dettaglio come una conferma della propria gelosia. Alla fine uccide Desdemona e scopre la verità soltanto quando è ormai troppo tardi.
    Magari la prossima volta Otello farebbe bene prima a chiedere conferma a sua moglie.

  • In Macbeth, dopo aver ascoltato la profezia delle streghe, Macbeth e Lady Macbeth interpretano la possibilità di diventare re come una situazione che richiede necessariamente l'omicidio di Duncan. Successivamente, quando scoprono che la stirpe di Banquo è destinata a regnare, Macbeth decide di eliminare anche Banquo e suo figlio.
    La soluzione sarebbe stata non trasformare una profezia in un piano d'azione: Macbeth avrebbe potuto aspettare che gli eventi si verificassero naturalmente, oppure considerare che le profezie non costituissero affatto un ordine da eseguire.

38 sonetti che avrebbero potuto avere finali diversi. Ma questo non significa che Shakespeare o i suoi personaggi fossero degli stupidi. I suoi personaggi, a differenza di quelli di un idiot pilot, non diventano improvvisamente incapaci di ragionare, ma agiscono in base ad uno dei principali temi dell’intera opera shakespeariana: l’incomprensione.

I personaggi agiscono in base alla loro personalità: Romeo è impulsivo ed emotivo e vive le sue emozioni in maniera molto intensa; Otello è presentato come un uomo passionale ed emotivo e Iago non fa altro che alimentare la sua già esistente paranoia.

Quindi non possiamo affermare che l’idiot plot sia sempre una caratteristica negativa del racconto. Tutto dipende se la narrazione che stiamo facendo è coerente dall’inizio alla fine. Se all’inizio tutti sono stupidi o emotivamente traballanti, allora il fatto che compiano decisioni scellerate o non ragionate non è una cattiva scrittura, ma una conseguenza di una linea narrativa ben precisa!

Tre domande da porsi

Prima di far compiere a un personaggio una scelta fondamentale, può essere utile fermarsi e porsi tre domande.

Lo farebbe davvero?

Questa domanda si basa sul carattere del personaggio. Chiediamoci sempre se le scelte che fa siano coerenti con quello che abbiamo mostrato.

Ovviamente, una trama funziona se un personaggio evolve in maniera positiva o negativa. Un personaggio razionale e prudente può arrivare ad un certo punto a fare scelte improvvise, mosse dall’istinto più che dalla ragione, ma lo spettatore deve vedere la causa di questa scelta.

Batman è per trequarti di film un eroe paranoico, ossessivo, mosso da ideologie, come “il potere assoluto corrompe”. Lui è sicuro al mille per cento che Superman, siccome è dotato di poteri enormi, sfrutterà questa sua invincibilità per fini esclusivamente personali. Eppure basta un nome per ribaltare tutto? Non è mai capitato, per esempio, che Superman dimostrasse prima qualcosa di buono rispetto alla sua natura.

Il personaggio ha abbastanza informazioni per capire il pericolo?

Qui invece analizziamo la conoscenza dei nostri personaggi. esta domanda riguarda la conoscenza. Qualcuno all’interno del film può fare una scelta apparentemente strana perché non sa ciò che sa il pubblico. In questo caso non è necessariamente stupido: semplicemente dispone di informazioni diverse. Il problema nasce quando il personaggio conosce perfettamente il pericolo, ha già visto le conseguenze e possiede tutte le informazioni necessarie per evitarlo, ma decide comunque di ignorarle senza una ragione convincente.

Batman, in questo senso, non è un personaggio ingenuo: per tutto il film raccoglie prove, studia Superman, si documenta sulle sue capacità distruttive fino a costruirsi un'armatura su misura. Ha tutte le informazioni per sapere quanto sia pericoloso affrontarlo a viso scoperto, eppure basta una parola pronunciata in punto di morte per fargli abbassare completamente la guardia, senza che nulla di ciò che sapeva venga davvero smentito o confermato.

Se elimino questa scelta, la storia può ancora andare avanti?

Questa è la domanda più importante. Rispondiamo in modo secco: se la risposta è no, allora non va bene.

Senza quella coincidenza sul nome delle due madri, Batman finirebbe ciò che ha iniziato e ucciderebbe Superman. L'intera alleanza tra i due smetterebbe di esistere. Segno che quella scelta non nasce dal personaggio, ma è stata inserita a tavolino solo per permettere alla trama di proseguire.

Una soluzione migliore è spesso quella di creare un conflitto che costringa il personaggio a scegliere: in questo modo la storia non procede perché il protagonista è stupido, ma perché si trova davanti a due alternative entrambe problematiche.

Conclusioni

L’idiot plot non significa semplicemente che un personaggio commette un errore: significa che l’autore sacrifica la coerenza del personaggio per ottenere un determinato risultato narrativo. E gli spettatori se ne accorgono sempre!

Un personaggio può essere ingenuo, impulsivo, arrogante, terrorizzato o persino completamente irrazionale. Può prendere decisioni terribili e trascinare con sé tutti gli altri, ma queste stesse decisioni devono nascere dalla sua personalità, dalle sue paure, dai suoi desideri o dalle informazioni che possiede.

La regola più utile, alla fine, è semplice: non chiederti soltanto cosa deve fare il personaggio perché la storia continui, ma perché sceglierebbe proprio di fare quello.

Quando la seconda risposta è convincente, la trama smette di sembrare una macchina che trascina i personaggi. E comincia a sembrare, invece, una conseguenza naturale delle loro scelte.

Autore dell'articolo
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Lorenzo Carapezzi

La scrittura è al centro della mia vita professionale. Creo storie originali e insegno sceneggiatura a giovani talenti, aiutandoli a trasformare idee in trame e personaggi memorabili. Per me, la sceneggiatura è un'arte e una passione quotidiana.