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Il diritto d'autore
By Lorenzo Carapezzi / Aggiornato 30 minuti fa / Sceneggiatura

Cos'è il Diritto d'Autore: Guida per Sceneggiatori

Una delle paure più diffuse tra gli autori alle prime armi è quella di vedersi sottrarre le proprie idee. Non è raro, infatti, che chi desidera mettersi alla prova con la scrittura (come accade anche tra gli aspiranti di Pictures Writers) esiti a iscriversi a corsi o a condividere i propri progetti proprio per il timore che qualcuno possa appropriarsene.

Questa diffidenza, però, rischia di diventare un ostacolo reale. Infatti, il percorso di crescita di uno scrittore passa anche dal networking, cioè dalla capacità di creare relazioni, confrontarsi e farsi conoscere all’interno dell’ambiente professionale. Ma come si può costruire una rete di contatti se si ha paura di raccontare ciò che si ha in mente?

Per questo è importante chiarire come funziona il diritto d’autore in Italia e quali sono gli strumenti per tutelarsi, così da ridurre queste paure e permettere agli autori di condividere le proprie idee con maggiore serenità.

Quand’è che si è iniziato a parlare di diritto dell’autore?

Oggi difficilmente qualcuno ammetterebbe di copiare senza essere guardato con sospetto. Si sente dire spesso che “rubare è da geni, copiare è da coglioni”. Eppure basta volgere lo sguardo al passato per scoprire che copiare non era affatto considerato un atto negativo, ma anzi un atto da elogiare!

Nel Medioevo, ad esempio, i copisti, coloro che venivano incaricati di trascrivere fedelmente un testo su un nuovo supporto, erano figure fondamentali. Copiare era visto come un’attività preziosa, al punto da essere considerata una vera e propria forma d’arte; non a caso, molti copisti firmavano le proprie trascrizioni.

L’originalità, quindi, non rappresentava un valore centrale come lo è oggi. Ed è proprio grazie a questa diversa concezione che si sono conservati capolavori di cui non possediamo gli autografi originali, come quella di Dante Alighieri.

Con l’invenzione della stampa di Johannes Gutenberg nel 1455, il concetto di riproduzione dei testi cambia radicalmente: la possibilità di moltiplicare rapidamente le copie di un’opera rende infatti necessario iniziare a distinguere tra semplice riproduzione e creazione originale, ponendo le basi per una nuova idea di “proprietà” dell’opera scritta.

Da quel momento in poi, soprattutto tra XVII e XVIII secolo, si sviluppano progressivamente le prime forme di tutela degli autori, fino ad arrivare alla nascita del moderno diritto d’autore. In Italia, uno dei primi casi significativi di applicazione di questo concetto si può far risalire all’ambito editoriale ottocentesco, quando iniziano a consolidarsi le prime leggi sul diritto di stampa e sulla protezione delle opere letterarie.

Che cos’è il diritto d’autore?

Quando parliamo di diritto ci riferiamo a delle norme, ovvero regole, emanate dallo Stato nel tentativo di garantire ordine sociale e risolvere conflitti individuali. Il diritto d’autore (in inglese copyright) è la norma che tutela la proprietà intellettuale, cioè il diritto di una persona a essere riconosciuta come autrice di un’opera.

Limitarsi a una semplice definizione, però, è riduttivo. Con il passare del tempo e il mutare dei contesti culturali e tecnologici, il concetto di diritto d’autore si è infatti evoluto, articolandosi in diverse componenti, ciascuna con caratteristiche e ambiti specifici.

Oggi, quando si parla di diritto d’autore, si fa riferimento in realtà a tre diverse tipologie di diritti, che è importante distinguere con chiarezza:

Tre diritti, tre funzioni diverse e, soprattutto, modalità di utilizzo differenti: a differenza degli altri, quello morale non può essere ceduto a terzi. Anche quando un autore decide di trasferire lo sfruttamento economico della propria opera, esiste un limite invalicabile: nessuno, in nessun contesto, può appropriarsi della paternità di quell’opera.

In altre parole, anche se hai ceduto i diritti di sfruttamento economico, il legame tra te e ciò che hai creato resta indissolubile: nessuno potrà mai sostenere che la tua opera sia stata scritta da qualcun altro.

Il diritto d'autore - Proprietà

Ma come si fa a dimostrare che una certa opera l’ho scritta io?

Non basta dire di aver scritto un determinato testo per dimostrare che sia tuo. Dimostrare di essere l’autore di un testo richiede la fornitura di prove tangibili del processo creativo. E, allo stesso tempo, bisogna dimostrare che queste prove tangibili siano originali, ovvero che a nostra volta non abbiamo copiato l’idea di qualcun altro.

Partiamo però da un presupposto fondamentale: nulla è davvero originale, ovvero creato dal nulla. Come mostrano anche ricerche scientifiche, ogni opera è il risultato di esperienze precedenti (letture, visioni, influenze) che molto spesso rielaboriamo senza nemmeno accorgercene. Ma allora, cosa intendiamo oggi per originalità?

Oggi è più corretto avvicinare il concetto di originale a quello di innovativo, cioè offrire una nuova prospettiva su ciò che già esiste.

Prendiamo come esempio uno dei personaggi più influenti della letteratura: Orlando. Nell’XI secolo, Turoldo scrive il poema Chanson de Roland: qui Orlando è l’eroe perfetto, la pura incarnazione della fedeltà cristiana e del coraggio, valori cardini del Medioevo. Tre secoli dopo, Ludovico Ariosto riprende le gesta dell’eroe, ma cambiando profondamente il personaggio: Orlando non è definito in quanto cavaliere invincibile, ma come un uomo, e come ogni essere umano è travolto dalle passione, dalle proprie fragilità e limiti. Nessun filologo, semiologo o critico definirà l’Orlando di Ariosto come copia di quello di Turoldo, questo perché l’Orlando di Ariosto e l’Orlando di Turoldo non sono lo stesso personaggio. Ariosto sposta il campo di battaglia: non è più contro un esercito, ma contro ciò che ci abita dentro. Di conseguenza, i due autori stanno raccontando storie diverse.

Quando parliamo di originalità oggi, quindi, parliamo soprattutto di questo: della capacità di raccontare una storia attraverso il proprio sguardo, offrendo un punto di vista unico su qualcosa che, in forme diverse, esiste già.

Questo è il primo passo per rivendicare l’originalità di una storia, ma da solo non è sufficiente. Tutto ciò che riguarda l’interpretazione, infatti, resta per sua natura soggettivo e quindi discutibile. Per dare reale solidità alla propria opera, e dimostrarne in modo convincente la paternità, è necessario affiancare a questo aspetto anche elementi concreti, oggettivi e verificabili: prove che attestino in modo chiaro e inequivocabile il processo creativo e la titolarità del lavoro.

Per questo esistono le collecting, ovvero enti di natura pubblica, privata o ibrida che si occupano dell'intermediazione dei diritti d’autore e/o della raccolta e redistribuzione dei proventi relativi a tali diritti.

Una delle collecting più note è sicuramente la SIAE, ente pubblico che si occupa di intermediare la gestione dei diritti d’autore: rilascia le autorizzazioni per l’utilizzo delle opere, riscuote i compensi e redistribuisce i proventi agli autori.

Rappresenta senza dubbio una delle soluzioni più solide per tutelare e certificare la paternità delle proprie opere. Tuttavia, proprio perché si tratta di una struttura ampia e articolata, attiva sia in Italia che all’estero e impegnata in molteplici servizi, il processo di registrazione può risultare complesso: la compilazione di moduli e contratti può diventare un ostacolo per chi non ha familiarità con questi meccanismi, generando il timore di commettere errori e ritrovarsi, di fatto, senza una reale tutela.

Per questo motivo esistono anche realtà più snelle e accessibili, pensate per semplificare il processo di registrazione. Un esempio è Patamu, una piattaforma digitale che permette di depositare le proprie opere in modo rapido, ottenendo una marcatura temporale che certifica l’esistenza del contenuto in una determinata data. È importante sottolineare che queste marcature hanno valore legale: i servizi offerti da Patamu si basano su standard riconosciuti a livello europeo, garantendo così una tutela valida e utilizzabile anche in ambito giuridico.

Ma che sia Patamu o SIAE, l’importante è possedere il vero dato oggettivo che dimostra l’originalità di un’opera: la marcatura temporale. Queste piattaforme validano l'ora e la data di registrazione, generando un documento che può essere presentata in tribunale in caso di contenzioso sulla paternità dell'opera.

SIAE

Metodi alternativi

Sembra paradossale, ma nonostante sia un nostro diritto poter registrare la paternità delle proprie opere, realtà come SIAE e Patamu prevedono dei costi:

  • La SIAE permette l’iscrizione gratuita solo agli autori under 30. Dopo i 30 anni, si applicano delle quote associative annuali.

  • Patamu ha dei costi più bassi, ma ogni modifica ad un documento prevede un costo.

Molti allora si fanno la seguente domanda: se devo possedere una marcatura temporale, perché pagare queste entità quando posso inviare a me stesso un’e-mail con il testo che voglio tutelare?

In effetti non è una domanda stupida, anzi, ma bisogna fare una considerazione: per quanto servizi di posta elettronica come Gmail permettano di fissare un orario di invio e ricezione, quindi di conseguenza ottenere una marcatura temporale, per un tribunale una semplice e-mail può essere considerata una prova presuntiva, ovvero di debole certezza.

Lo stesso ragionamento si applica quando si tenta di dimostrare la paternità di un’opera attraverso i social network. Lo sa bene l’artista bulgaro che citò in giudizio la casa di moda Dolce & Gabbana per un presunto utilizzo non autorizzato di una sua creazione: per dimostrarne la paternità, l’artista presentò come prova un post pubblicato sulla propria pagina Facebook, in cui l’opera risultava visibile e datata. Tuttavia, il Tribunale di Milano rigettò la richiesta di risarcimento, ritenendo tali elementi non sufficienti a provare in modo certo e inequivocabile la titolarità.

Queste tipologie di marcature, se non supportate da un ente affidabile e riconosciuto, possono non garantire una reale tutela dei propri diritti.

Una soluzione intermedia è rappresentata dall’utilizzo della PEC (Posta Elettronica Certificata) che, a differenza delle email tradizionali come Gmail o Libero, ha valore legale equiparabile a quello di una raccomandata con ricevuta di ritorno: certifica infatti l’invio, la ricezione, l’integrità del contenuto e la data certa della comunicazione. Se a questo strumento si affianca anche la firma digitale, il livello di tutela aumenta ulteriormente, perché si aggiunge un’identificazione certa del soggetto e una garanzia di autenticità del documento.

Ma allora perché questo metodo non viene utilizzato da tutti? A differenza di questi metodi alternativi, enti come SIAE non si limitano a certificare una data o un contenuto, ma offrono anche un sistema strutturato di gestione, intermediazione e tutela economica dei diritti d’autore. Detta come va detta, non forniscono solo una prova di esistenza dell’opera, ma anche un meccanismo di protezione e sfruttamento dei diritti nel tempo.

Conclusioni

Il diritto d’autore non è soltanto una tutela astratta, ma un insieme di strumenti concreti che servono a proteggere l’identità creativa dell’autore e il valore delle sue opere. Comprendere come funziona significa poter affrontare con maggiore consapevolezza il mondo della scrittura e della creatività.

Noi di Pictures Writers abbiamo cercato di proporre un’infarinatura generale sul concetto di autore e di preservazione del diritto. Nonostante l’utilizzo di fonti rilevanti per la scrittura di questo articolo, se hai qualsiasi dubbio consigliamo vivamente la consultazione di un eseperto.

Autore dell'articolo
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Lorenzo Carapezzi

La scrittura è al centro della mia vita professionale. Creo storie originali e insegno sceneggiatura a giovani talenti, aiutandoli a trasformare idee in trame e personaggi memorabili. Per me, la sceneggiatura è un'arte e una passione quotidiana.