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La regola del PORCO
By Lorenzo Carapezzi / Aggiornato 31 minuti fa / Sceneggiatura

La regola del P.O.R.C.O: Pillole di sceneggiatura

Scrivere può essere un gesto liberatorio, ma per funzionare davvero non può essere lasciato al caso. Mettere parole su carta non basta: anche il testo più spontaneo ha bisogno di una struttura, di un orientamento, di un metodo che lo renda chiaro ed efficace.

Di metodi di scrittura ce ne sono a bizzeffe, praticamente tanti quanti sono gli scriventi. Tuttavia, alcuni si sono affermati più di altri perché semplici, concreti e facilmente applicabili. Tra questi, uno dei più noti è la regola del P.O.R.C.O., ideata dal giornalista e scrittore Beppe Severgnini. Si tratta di un approccio pratico che aiuta a organizzare le idee e a dare forma ai contenuti, trasformando l’atto di scrivere da impulso disordinato a processo consapevole.

Il P.O.R.C.O. nello sceneggiatore

“Non è un insulto” tiene a precisare Severgnini.

In chiave di scrittura per lo schermo, il metodo può essere letto come una sequenza di passaggi mentali che accompagnano lo sviluppo di una sceneggiatura.

P – Pensa

Per uno sceneggiatore, “pensare” non significa solo avere un’idea interessante, ma capire se quell’idea può diventare cinema.

In questa fase si lavora su domande fondamentali:

  • Chi è il protagonista?

  • Cosa vuole davvero?

  • Qual è il conflitto centrale?

Uno sceneggiatore esperto sa che senza conflitto non esiste storia. Pensare significa anche individuare la posta in gioco: cosa rischia il personaggio se fallisce? E cosa cambia, per lui e per il mondo della storia, se invece riesce?

È una fase spesso sottovalutata, ma è quella che determina tutto il resto. Se l’idea non regge qui, non reggerà mai dopo.

O – Organizza

Una volta che l’idea esiste, va resa leggibile. Organizzare significa trasformare il pensiero in struttura narrativa.

Per uno sceneggiatore questo vuol dire:

  • dividere la storia in atti (inizio, sviluppo, conclusione)

  • costruire una progressione di eventi

  • inserire punti di svolta (plot point)

  • definire l’arco di trasformazione dei personaggi

È il momento in cui la storia smette di essere “un’idea” e diventa una macchina narrativa. Ogni scena deve avere una funzione: far avanzare la trama, rivelare un personaggio o aumentare il conflitto.

Senza questa fase, la scrittura rischia di diventare una sequenza di eventi casuali.

R – Rigurgita

Il termine è provocatorio, ma il senso è molto preciso: buttare fuori la storia senza cesure.

Per lo sceneggiatore questo è il momento della prima stesura:

  • dialoghi non perfetti

  • scene troppo lunghe

  • idee ridondanti

  • errori strutturali

Tutto è ammesso, perché l’obiettivo non è la qualità, ma la completezza.

Molti scrittori si bloccano proprio qui, cercando di scrivere “bene” subito. Ma nella sceneggiatura questo è un errore: prima si costruisce, poi si rifinisce.

È una fase quasi fisica della scrittura, in cui la storia deve uscire intera, anche se grezza.

C – Correggi

Qui inizia il vero lavoro dello sceneggiatore professionista.

Correggere non significa solo sistemare errori, ma:

  • eliminare scene inutili

  • rendere i dialoghi più naturali

  • migliorare il ritmo

  • rafforzare la coerenza dei personaggi

È anche la fase in cui si scoprono i problemi reali della storia: sottotrame che non funzionano, personaggi poco motivati, conflitti deboli.

Una sceneggiatura spesso “nasce” proprio qui, nella riscrittura. Non è raro che una seconda o terza versione sia completamente diversa dalla prima.

O – Ometti

Nella scrittura cinematografica, togliere è spesso più importante che aggiungere.

Omettere significa:

  • eliminare il superfluo

  • evitare spiegazioni inutili

  • lasciare spazio alle immagini

Il cinema non racconta tutto: lo suggerisce. Uno sceneggiatore efficace sa che lo spettatore capisce anche ciò che non viene detto esplicitamente.

Questa fase è anche una questione di ritmo: una scena in meno può rendere l’intero film più potente. Ogni elemento deve giustificare la propria presenza.

Conclusione

Il metodo P.O.R.C.O., letto in chiave di sceneggiatura, non è una regola rigida, ma una bussola. Ricorda che scrivere per il cinema non significa semplicemente avere idee, ma saperle trasformare in struttura, ritmo e immagini.

Autore dell'articolo
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Lorenzo Carapezzi

La scrittura è al centro della mia vita professionale. Creo storie originali e insegno sceneggiatura a giovani talenti, aiutandoli a trasformare idee in trame e personaggi memorabili. Per me, la sceneggiatura è un'arte e una passione quotidiana.