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Vomit Draft: scrivere senza pensare
By Lorenzo Carapezzi / Aggiornato circa 3 ore fa / Sceneggiatura

Vomit Draft: scrivere senza pensare

Pagina bianca. Questo è il colore dell'inferno per l'autore. Non il rosso intenso delle fiamme, ma il bianco pallido di un'idea in testa che non vuole uscire in parole. Non c'è cosa peggiore dello scrittore che il blocco d'autore. Ma cosa scatena questo blocco? Si tende a pensare che il blocco sia dovuto ad un'assenza di idee e immaginazione. Ma come può l'assenza di qualcosa bloccarci? Non è che forse invece c'è qualcosa che, appunto ci blocca?

Sì, e si chiama terrore: quel maledetto terrore di non essere all'altezza degli altri, ma, soprattutto, delle proprie aspettative. Quando ci sediamo davanti alla pagina bianca, pretendiamo che la prima frase sia già perfetta, memorabile, degna di un qualunque premio o complimento. Il risultato? Rimaniamo fermi, a fissare il cursore che lampeggia su quella dannata pagina bianca.

In questi casi, c'è un solo modo per andare avanti: chiudere gli occhi e digitare sulla tastiera il più velocemente possibile. Non bisogna pensare, ma agire. Tra noi sceneggiatori (che siamo persone molto fini) diciamo: vomitare. Ma funziona davvero il vomit draft? Come funziona e che benefici può portare una tale tecnica di scrittura?

La paura del blocco d'autore

Come funziona?

Il vomit draft (letteralmente "bozza di vomito") indica la prima stesura ultra-rapida di una sceneggiatura o di un testo, scritta di getto e senza fermarsi a correggere gli errori. Sostanzialmente, ci si concede il permesso di scrivere male pur di arrivare alla fine della storia e avere un materiale concreto su cui lavorare in seguito.

Quindi, l'obiettivo principale di questa tecnica è arrivare a scrivere qualcosa. Per farlo, ci sono tecniche precise che non si basano sulla forma e sul contenuto, ma sull'evitare una semplice cosa: non scrivere nulla.

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Alcuni strumenti utili

In rete si trovano tantissimi programmi di scrittura. Quasi tutti, però, contengono piccoli elementi di stress capaci di bloccare anche gli autori più esperti: Celtx, per esempio, ti aggiorna in tempo reale su quanto hai scritto e da quanto tempo sei fermo; Word, come ormai quasi tutti gli editor, sottolinea di continuo in rosso e in blu errori e possibili correzioni, distogliendoti da ciò che conta.

Sembrano dettagli innocui, ma non lo sono.

Per fortuna c'è chi ha pensato proprio a questi problemi e ha creato software su misura. Eccone un paio, tra i più noti:

Vomit Draft

A prima vista sembra l'ennesimo software di scrittura, eppure c'è una piccola funzione che rende tutto più interessante: premendo il pulsante Vomit Mode, il programma, per un tempo che scegli tu, ti impedisce di fare una cosa fondamentale: correggere.

Tutto ciò che hai alle spalle sbiadisce e si blocca. Niente correzioni, niente "annulla", nessun ritorno indietro: solo avanti, come su una macchina da scrivere. E non si bara, perché nemmeno ricaricare la pagina ferma il timer! Solo allo scadere del tempo il testo si sblocca ed è di nuovo tuo, pronto per essere rimodellato.

Per i più coraggiosi c'è anche la modalità Super: qui non si blocca la riga appena la lasci, ma ogni singola parola, dieci secondi dopo averla scritta, anche a metà frase. Se provi a tornare indietro, la riga lampeggia per dirti di no. È la regola del "non rileggere nulla" trasformata in un vincolo fisico.

Dangerous Writing Mode

Se Vomit Draft ti toglie la possibilità di correggere, The Most Dangerous Writing App fa di peggio: ti toglie la possibilità di fermarti. A prima vista è una semplice pagina bianca, senza pulsanti né menù. Scegli una durata o un numero di parole da raggiungere e inizi a scrivere. Il problema arriva quando smetti!

Se resti fermo per più di cinque secondi, tutto quello che hai scritto sparisce. Non la frase, non il paragrafo: tutto. Non c'è tempo per cercare la parola giusta, rileggere o farsi venire un dubbio. L'unica cosa che conta è che le dita continuino a muoversi, anche a costo di scrivere sciocchezze.

C'è poi anche la sua versione ancor più masochista: nella modalità Hardcore, il testo viene nascosto mentre scrivi: correggere è una follia, figurarsi rileggere. Solo alla fine potrai vedere quello che hai scritto (sempre che tu ci arrivi).

Creata nel 2016 da Manuel Ebert e oggi di proprietà di Squibler, l'app si usa gratuitamente dal browser. Solo quando completi la sessione il testo è davvero tuo: puoi copiarlo, scaricarlo e ricominciare a lavorarci con calma. Lo scopo dichiarato è proprio questo: spegnere l'editor interiore ed entrare in uno stato di flusso.

Scrivere senza la possibilità di fermarsi

La riscrittura

Una volta completato il vomit draft, il lavoro vero e proprio inizia con le stesure successive. Come recita una massima attribuita a diversi sceneggiatori: "La prima stesura serve solo a trasferire la storia sulla pagina; la vera scrittura avviene nella riscrittura".

Il primo consiglio è non buttarsi subito sul test: lascia riposare la bozza qualche giorno, poi rileggila tutta d'un fiato, come farebbe uno spettatore, senza correggere nulla. Limitati ad annotare solo le cose che funzionano e le cose che non funzionano.

Parti dai problemi grandi, cioè struttura, buchi di trama e personaggi, e solo alla fine passa a dialoghi, stile e refusi. Non ha senso lucidare una battuta perfetta in una scena che poi taglierai. Quel "cuadro" e quella "coscenza" possono aspettare: sono l'ultimo dei tuoi problemi, e anche il più facile da risolvere.

Cosa ci dice la scienza?

Nonostante il nome e lo stile ironico con cui vi abbiamo presentato questa pillola di sceneggiatura, il vomit draft si fonda su basi scientifiche!

Nel 2008, i ricercatori Charles Limb e Allen Braun hanno osservato con la risonanza magnetica il cervello di sei pianisti jazz mentre improvvisavano: durante l'improvvisazione, il cervello dei pianisti "si spegneva", in particolar modo la corteccia prefrontale dorsolaterale, l'area legata al controllo e all'autocensura, mentre si accendeva quella associata all'espressione di sé.

In altre parole: per creare liberamente, il cervello deve prima abbassare la voce del giudice interiore. È esattamente ciò che fa il vomit draft.

Già nel 1983, del resto, lo psicologo Robert Boice aveva studiato un gruppo di accademici alle prese con il blocco: chi era costretto a scrivere con regolarità non solo produceva molte più pagine di chi aspettava l'ispirazione, ma aveva anche più idee creative.

Le idee, insomma, non arrivano prima di scrivere: arrivano scrivendo!

Conclusione

La pagina bianca continuerà a fare paura, ma il vomit draft cambia le regole del gioco: non chiede talento né ispirazione, ma solo il permesso di sbagliare.

E una volta che la storia è sulla pagina, per quanto brutta, disordinata e piena di errori, il terrore lascia il posto a qualcosa di molto più gestibile: il lavoro. Perché una pagina scritta male si può sempre riscrivere, una pagina vuota no. Quindi, la prossima volta che il cursore lampeggia davanti a voi, chiudete gli occhi e vomitate. Pulirete dopo.

Autore dell'articolo
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Lorenzo Carapezzi

La scrittura è al centro della mia vita professionale. Creo storie originali e insegno sceneggiatura a giovani talenti, aiutandoli a trasformare idee in trame e personaggi memorabili. Per me, la sceneggiatura è un'arte e una passione quotidiana.