Come scrivere una sceneggiatura: la guida completa
Hai una storia in testa, magari da mesi. Ma quando ti siedi a scrivere, ti blocchi: non sai da dove partire. Le risposte che trovi online sono frammentate: un tutorial su Instagram, un capitolo di un manuale, il consiglio di un amico, mai il percorso completo, nell'ordine giusto.
Questa guida è quel percorso: dalla prima idea alla sceneggiatura formattata, pronta da presentare. Niente teoria inutile: solo quello che serve per arrivare alla parola "fine", con esempi tratti dai film che conosci.
Parte da un punto chiaro - cos'è una sceneggiatura - e arriva dove vuoi arrivare tu: un copione che qualcuno voglia leggere fino in fondo. Se preferisci seguire i passi con un supporto sempre a portata di mano, scarica l'ebook gratuito per sceneggiatori.
Che cos'è una sceneggiatura?
La sceneggiatura, detta anche copione, è il testo tecnico che descrive, scena per scena, tutto ciò che si vedrà e si sentirà in un film: ambienti, azioni dei personaggi, dialoghi, suoni. È il documento da cui parte la produzione: regista, attori, operatori e montatore lavorano su quello che c'è scritto.
Ecco perché una sceneggiatura non si scrive come un romanzo. Un romanzo può raccontare per pagine ciò che un personaggio pensa; una sceneggiatura racconta solo ciò che la macchina da presa può riprendere. Un'emozione si mostra con un gesto, uno sguardo, una pausa. Si mostra, non si spiega, e tornerà in ogni sezione di questa guida.
Il percorso: i documenti che portano alla sceneggiatura
Prima che il copione esista, la storia passa da documenti via via più dettagliati. Ognuno ha uno scopo preciso, e saltarne uno si paga a caro prezzo:
Il soggetto: la storia raccontata in prosa, in genere 1-3 pagine, con il finale compreso. È il biglietto da visita: il documento che legge per primo chi deve decidere se il progetto ha senso.
Il trattamento: il soggetto allargato in forma narrativa, con l'ordine delle scene, gli ambienti e i dialoghi principali.
La scaletta: l'elenco delle scene in ordine, ognuna in una o due righe. È lo scheletro della storia: qui si verifica ritmo e struttura prima di scrivere.
La sceneggiatura: la versione definitiva, scena per scena, con dialoghi completi e indicazioni tecniche.
Questa guida ti accompagna lungo lo stesso percorso, partendo ancora più a monte: dall'idea.
Da dove partire: trovare l'idea (e vincere il foglio bianco)
Molti si bloccano qui, davanti al foglio bianco, senza sapere da che parte iniziare. Non è un problema di talento: è un problema di metodo.
Il metodo "What If…"
Poniti una domanda immaginativa e lascia che apra le porte. Un aneddoto celebre: Jim V. Hart trovò l'idea di Hook - Capitan Uncino grazie a suo figlio, che gli chiese "cosa succederebbe se Peter Pan crescesse?". Da una domanda così è nato un film.
Se le idee non fioccano, scrivi di ciò che conosci: un personaggio simile a te in un ambiente che frequenti, oppure un fatto realmente accaduto rielaborato. Molte buone storie nascono dalla vita quotidiana, non dalla fantasia pura. E se cerchi spunti pronti, ecco 21 idee per sceneggiature di cortometraggio.
Il test della buona idea: 3 domande
Prima di impegnarti per settimane su un'idea, sottoponila a un test veloce:
È visiva? Se la storia vive di pensieri interiori e dialoghi da tavolino, forse funziona meglio come romanzo. Il cinema racconta con le immagini: personaggi che agiscono, non che riflettono.
C'è un conflitto? Senza conflitto non c'è storia. Il pubblico segue chi vuole qualcosa e trova ostacoli, interni o esterni.
Riguarda qualcosa di universale? Non ti serve l'idea più originale della storia del cinema: ti serve un'emozione o un tema che chiunque riconosce, anche dentro una storia ambientata su Marte.
In una frase: la premessa
Quando l'idea regge, riassumila in una frase: è la premessa, il cuore della storia. "L'ossessione distrugge ciò che si ama di più", per Il cigno nero; "il potere corrompe inevitabilmente", per Il padrino. Se non riesci a dirla in una frase, l'idea non è ancora pronta. Approfondisci il tema della storia.
Dai forma alla storia: la struttura in tre atti
La struttura più usata nel cinema è quella in tre atti, derivata da Aristotele e resa popolare da Syd Field. Tre fasi, tre funzioni:
Atto 1 — Setup: presenti il protagonista, il suo mondo e il problema che dovrà affrontare. Un evento scatenante lo spinge fuori dalla zona di comfort.
Atto 2 — Conflitto: gli ostacoli aumentano, il protagonista cambia. È il cuore della storia, e la parte più difficile da scrivere.
Atto 3 — Risoluzione: il climax risolve il conflitto, in bene o in male, e il protagonista non è più quello di prima.
Tra un atto e l'altro, i punti di svolta fanno avanzare la trama: l'incidente scatenante, il passaggio al secondo atto, il midpoint (a metà storia le carte in tavola cambiano), "tutto è perduto" (la falsa sconfitta che prepara il climax) e il climax stesso. Tutti i punti chiave sono spiegati nella guida alla struttura in tre atti.
Un esempio: la struttura di Toy Story
Per capire come si incastrano i pezzi, ecco una storia minima costruita sui punti appena visti.
Setup: Woody è il giocattolo preferito di Andy e il capo riconosciuto della cameretta. La sua vita è perfetta.
Incidente scatenante: Al compleanno di Andy arriva Buzz Lightyear: più nuovo, più figo, e in un attimo diventa il preferito. Woody scopre la gelosia.
Atto 2 - Conflitto: Woody, per riprendersi il posto, spinge Buzz dietro la scrivania. Ma il piano fallisce: Buzz finisce fuori dalla finestra, e tutti credono che Woody l'abbia eliminato di proposito. Per salvarsi, Woody è costretto a riportarlo a casa.
Midpoint: Catturati da Sid, il ragazzo che smonta i giocattoli, Buzz scopre di essere "solo un giocattolo" e la sua sicurezza crolla. Woody lo rialza: d'ora in poi non combattono più l'uno contro l'altro, ma insieme.
Tutto è perduto: La via di fuga dalla stanza di Sid sembra chiusa, il camion di Andy sta per partire, e senza Buzz a testimoniare Woody rischia di essere considerato un assassino per sempre.
Atto 3 - Climax: Woody e Buzz scappano da Sid e si lanciano all'inseguimento del camion di Andy. Woody si sacrifica per riportare Buzz a casa e, con l'aiuto di tutti i giocattoli, riescono entrambi a tornare a bordo. Il Woody della fine non è il geloso dell'inizio: ha imparato a lasciare spazio agli altri.
Non serve che sia un capolavoro: serve vedere come ogni punto di svolta produce il successivo. È questo il motore della storia.
Per pianificare i beat su carta prima di scrivere, due strumenti semplici: il Beat Sheet di Blake Snyder oppure una lavagna di sughero con post-it, uno per scena, divisa nei tre atti. Approfondisci: cos'è la struttura di una sceneggiatura.
Le regole d'oro della formattazione
La sceneggiatura ha un formato codificato, e rispettarlo è il modo più rapido per essere presi sul serio da chi la legge in un ufficio di produzione. Le basi:
Font Courier o Courier New 12, testo giustificato a sinistra, senza spazi tra le righe.
Un'intestazione per ogni scena: INT. o EST. + luogo + momento del giorno (es. INT. CASA - GIORNO). Quando cambia il luogo o il tempo, cambia la scena.
Nome del personaggio in maiuscolo alla prima apparizione; dialoghi centrati, con il nome sopra la battuta.
Descrizioni brevi: 3-5 righe al massimo, scritte al presente, solo ciò che si vede o si sente.
Una pagina = un minuto di film: il lungometraggio standard sta tra le 95 e le 125 pagine.
In Italia convivono tre modelli: oltre a quello americano (il più diffuso nel mondo), quello all'italiana (pagina divisa in due colonne: immagini a sinistra, dialoghi e suoni a destra) e quello alla francese (testo a tutta pagina, dialoghi in una colonna a destra).
Un errore di formattazione è sufficiente a far scartare un copione, anche con una storia buona dentro. Vai nel dettaglio leggendo il nostro articolo su come formattare una sceneggiatura.
Mostra, non raccontare: lo stile della sceneggiatura
Scrivere per il cinema significa scrivere da vedere. Il principio è uno solo: mostra, non raccontare.
"Luca è nervoso" dice allo spettatore cosa provare. "Luca tamburella le dita sul tavolo e guarda l'orologio ogni dieci secondi" lo mette davanti all'evidenza, e lo fa sentire intelligente perché lo capisce da solo. Il pubblico si emoziona quando scopre, non quando legge la conclusione.
Da qui discendono le regole pratiche dello stile:
Niente frasi inutili: "Maria è felice" non è scrittura per lo schermo; "Maria sorride" lo è. Il sentiment si descrive, non si dichiara.
Dai un nome a tutti: ogni personaggio che ha una battuta merita un nome. "Uomo 1", "Uomo 2" appesantisce la lettura e complica la produzione.
Segnala i cambi di tempo: flashback e flashforward vanno indicati chiaramente.
Numera le scene: se ne inserisci una tra due esistenti, usa "44" e "44A".
La punteggiatura lavora per la macchina da presa: un punto e a capo equivale a un cambio di inquadratura; la lunghezza delle frasi crea il ritmo.
Descrivi solo ciò che serve: ogni nuovo ambiente o personaggio merita una descrizione rapida e funzionale, mai un'enciclopedia.
Se queste regole le vuoi vedere applicate nella pratica, vale la pena leggere le nostre analisi delle sceneggiature dei grandi film .
Dalla prima stesura al copione finalmente finito
A questo punto hai tutto: struttura, formato, stile. Manca la parte più difficile: finire.
La prima stesura si scrive male, e va benissimo
L'obiettivo della prima stesura non è la perfezione, è la parola "fine". Scrivi una brutta sceneggiatura. Aggiustala. Non fermarti a correggere mentre scrivi: la riscrittura ha il suo momento, più avanti.
Poi lasciala riposare
Se la riprendi subito in mano, la leggi con gli stessi occhi che l'hanno scritta. Stacca almeno una settimana: al ritorno vedrai buchi di trama, scene superflue e dialoghi deboli che prima non vedevi.
Riscrivi come uno spettatore
È nella riscrittura che si decide la qualità finale. Taglia tutto ciò che non serve alla storia, alza il ritmo, resta sul protagonista, rivedi le descrizioni. E non temere i cambiamenti radicali: un copione riuscito nasce quasi sempre da due o tre passate profonde.
Fatti leggere
Nessuno vede da solo i propri difetti. Un parere esterno, un amico che non teme di essere onesto, o un professionista che lo fa di mestiere, è ciò che separa un copione "quasi pronto" da uno pronto.
Quando è pronto, i concorsi di sceneggiatura sono il modo più rapido per farlo arrivare a chi decide.
Per non fermarti a metà
La parte difficile della sceneggiatura non è iniziare, è arrivare alla fine. Iscriviti alla community di sceneggiatori di Pictures Writers: ogni settimana ricevi uno strumento concreto: checklist, esempi, pillole di tecnica per portare il tuo copione fino alla parola "fine". Già oltre 700 sceneggiatori lo fanno.
Conclusioni
Scrivere una sceneggiatura non è un lampo di genio: è un mestiere, con una strada precisa. Prima l'idea, poi la struttura, poi il formato, poi la stesura e la riscrittura, fino alla parola "fine". Se hai seguito questa guida, adesso hai tutto il necessario per arrivarci, e qualcuno in più da cui farti leggere lungo la strada.
Il passo successivo è più in alto: capire come si diventa sceneggiatore in Italia, tra formazione, concorsi e primi incarichi. Abbiamo una guida dedicata a quello.
Hai scritto la tua sceneggiatura. E adesso?
Finire una sceneggiatura è un traguardo. Presentarla con un parere professionale alle spalle, almeno altrettanto. Con il metodo Double View, due consulenti analizzano il tuo copione in modo indipendente e ti restituiscono un parere unico e applicabile, in 7-10 giorni lavorativi e a un prezzo sotto la media del mercato.
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