La scena d'apertura di un film è uno degli elementi più cruciali per catturare l'attenzione del pubblico. Si tratta del primo impatto, il momento in cui lo spettatore decide se immergersi nella storia o cambiare film (o di annoiarsi se è al cinema).
Per uno sceneggiatore, soprattutto se alle prime armi o desideroso di affinare la propria tecnica, capire come costruire un inizio efficace può fare la differenza tra una narrazione memorabile e una che viene facilmente dimenticata. Ma cosa significa esattamente scrivere una scena d'apertura che funzioni? Quali sono gli elementi indispensabili per agganciare il pubblico fin dai primi istanti?
In questo articolo esploreremo queste domande attraverso l'analisi dello stile di Aaron Sorkin, uno dei più grandi sceneggiatori della nostra epoca. Famoso per i suoi dialoghi brillanti e le sue trame coinvolgenti, Sorkin ha saputo trasformare le scene iniziali dei suoi film in veri e propri capolavori di scrittura.
Aaron Sorkin
Nato a New York nel 1961, è considerato uno dei più brillanti sceneggiatori di tutti i tempi, soprattutto grazie alla sua capacità di combinare dialoghi incisivi, personaggi complessi e trame che esplorano temi universali. Ha raggiunto la fama grazie a opere come la serie televisiva Tutti gli uomini del presidente (West Wing, 1999-2006) e The Social Network (2010), che gli è valso un Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Il suo stile distintivo si basa su dialoghi rapidi e brillanti, un uso sapiente del conflitto e una straordinaria abilità nel creare tensione drammatica.
Sorkin è ampiamente riconosciuto come un maestro nel trasformare anche gli argomenti più complessi o distanti in storie avvincenti. Un esempio lampante lo troviamo nel film L’arte di vincere (Moneyball, 2011), in cui riesce a rendere coinvolgente e drammaturgicamente affascinante un argomento come il baseball, uno sport che, pur essendo lontano dalla nostra cultura, viene esplorato con una profondità e un ritmo tali da catturare l'interesse di ogni spettatore.
I suoi lavori sono caratterizzati da una profonda attenzione ai dettagli e da una capacità unica di rendere accessibili temi complessi attraverso il dialogo e la narrazione. La sua influenza sul mondo del cinema e della televisione è innegabile, e studiare il suo approccio alla scrittura è una lezione preziosa per chiunque voglia migliorare le proprie competenze di sceneggiatura.
Scena d’apertura: le funzioni
Prima di addentrarci nello stile dello sceneggiatore newyorkese, è fondamentale comprendere quali siano gli elementi essenziali per costruire una scena d'apertura che funzioni.
In primo luogo, bisogna considerare l'obiettivo principale di questa scena: non solo incuriosire il pubblico, ma anche delineare i temi centrali e preparare il terreno per lo sviluppo della trama. Deve stabilire il tono emotivo e narrativo del film, presentare i personaggi principali e suscitare la curiosità dello spettatore, spingendolo a voler scoprire di più. Una scena iniziale efficace è quella che, in pochi minuti, cattura l'attenzione e pianta i semi per i conflitti e le dinamiche che si svilupperanno nel corso della storia.
Per scena d'apertura non si intende soltanto la prima immagine o l'azione iniziale, ma l'intero primo blocco narrativo che stabilisce il ritmo e il tono del film. Si tratta di quel segmento cruciale che offre gli elementi essenziali per l'introduzione dei temi principali, dei personaggi e delle dinamiche che guideranno l'intera storia. Una scena d'apertura ben strutturata è capace di creare un'anticipazione emotiva e intellettuale, spingendo lo spettatore a immergersi nel racconto sin dalle prime battute.
Ecco alcuni degli elementi fondamentali per scrivere una scena d'apertura efficace:
- Introduzione ai personaggi: la scena d'apertura è il momento in cui il pubblico incontra per la prima volta i protagonisti. È fondamentale presentare i personaggi in modo interessante e memorabile, permettendo allo spettatore di stabilire un legame emotivo o almeno di trovarli intriganti.
- Introdurre il conflitto: inserire una tensione o un problema fin dalle prime battute è un modo sicuro per catturare l'attenzione dello spettatore. Il conflitto non deve necessariamente essere di grande portata, ma deve creare un senso di urgenza.
- Un tono chiaro: la scena iniziale deve stabilire il tono, il ritmo e il genere del film, che si tratti di un dramma intenso, una commedia brillante o un thriller avvincente. Questo aiuta il pubblico a orientarsi e a capire cosa aspettarsi.
- Esposizione sottile: fornire informazioni essenziali sul contesto e sulla trama senza ricorrere a dialoghi troppo esplicativi o spiegazioni palesi. L'esposizione deve essere integrata in modo naturale nella narrazione.
- Un hook potente: creare un elemento intrigante o sorprendente che catturi l'attenzione del pubblico e lo inviti a continuare a seguire la storia. Questo può essere un evento inaspettato, una battuta memorabile o un'immagine visivamente affascinante.
Comprendere e padroneggiare questi elementi è il primo passo per creare aperture che non solo catturino l'attenzione, ma lascino un'impressione duratura sul pubblico.
Come scrivere un incipit come Aaron Sorkin
Aaron Sorkin è un maestro nel catturare l'attenzione sin dai primi istanti. I suoi incipit non solo introducono i personaggi e la trama, ma creano un ritmo incalzante e delineano subito il tono della storia. Tra dialoghi brillanti, conflitti immediati e un equilibrio perfetto tra informazione e intrattenimento, Sorkin riesce a trasportare il pubblico direttamente al cuore dell'azione.
Per esplorare lo stile di Sorkin, abbiamo scelto di analizzare uno dei suoi film più iconici: Steve Jobs (2015).
Scarica la sceneggiatura originale del film! La prossima volta, ti consigliamo di seguirlo avendo la sceneggiatura a portata di mano per un'esperienza ancora più coinvolgente.
Il film ripercorre la vita di Steve Jobs (Michael Fassbender), ma senza entrare in un percorso biografico classico di vita morte e miracoli. Già la struttura della storia ci fa capire il genio di Sorkin, pescando “solamente” tre momenti cruciali della vita del fondatore di Apple, con un focus particolare sulla sua figura complessa e il suo rapporto con le persone a lui più vicine.
Il film è strutturato in tre atti, ciascuno ambientato prima di un'importante presentazione pubblica di Apple: il lancio del Macintosh nel 1984, il rilancio di NeXT nel 1988 e il lancio dell'iMac nel 1998. Attraverso questi eventi, il film mette in evidenza i conflitti tra Jobs e i suoi collaboratori, tra cui Steve Wozniak (Seth Rogen), il manager John Sculley (Jeff Daniels) e la sua ex compagna Chrisann Brennan (Katherine Waterston), mentre cerca di conciliare la sua ambizione con le sue difficoltà relazionali e familiari.
La sceneggiatura di Aaron Sorkin si concentra non tanto sugli eventi esterni, quanto sul lato umano di Jobs, sulle sue lotte personali e sulla sua visione rivoluzionaria del mondo della tecnologia.
Dunque, il film esplora temi come l’ambizione, il conflitto tra carriera e vita privata e la tensione tra genialità e imperfezione umana. Una possibile domanda tematica del film potrebbe essere: in che modo il desiderio di successo influisce sulle relazioni personali? Questa domanda invita a riflettere sul modo in cui il film rappresenta la tensione tra la visione innovativa di Jobs e gli effetti collaterali di tale visione sulla sua vita privata, le sue relazioni e il suo benessere emotivo.
Fatta questa necessaria premessa, entriamo nel vivo della storia e scopriamo le tecniche che rendono l’inizio di questo film indimenticabile.
Conflitto immediato
Sorkin è noto per immergere lo spettatore direttamente nell'azione, in medias res. Invece di lunghe introduzioni, si entra subito in una scena già "carica". Come afferma lo stesso Sorkin nel podcast americano Script Apart:
Paracaduta il tuo pubblico.
La scena d’apertura di Steve Jobs ci porta direttamente nel backstage del lancio del Macintosh nel 1984. Steve Jobs, il visionario dietro il prodotto, è alle prese con un problema tecnico apparentemente banale ma emblematico: il computer non dice “Hello.” Ad assistere Steve nel tentare di risolvere il problema abbiamo da una parte Andy Hertzfeld (Michael Stuhlbarg), ingegnere informatico, e Joanna Hoffman (Kate Winslet), assistente personale di Jobs. Entrambi, a differenza dell’ossessione di Steve, non pensano che la genialità e il successo della presentazione dipendano da un dettaglio apparentemente così insignifcante come far dire “ciao” ad un computer, eppure per Steve quella semplice parola, quel semplice saluto, è la chiave del suo successo.
Nella drammaturgia, per creare conflitto non servono per forza scelte che possono portare alla vita o alla morte; a volte, basta un piccolo dettaglio, come un saluto, per creare tensione. Mancano pochi minuti all’apertura delle porte e all’inizio della convention, ma Steve Jobs è intransigente: il computer deve salutare il pubblico.
Il conflitto immediato non introduce solo i nostri personaggi e il contesto, ma soprattutto la tematica principale del film: la ricerca della perfezione.
Temi universali
Gli incipit di Sorkin non si limitano a presentare i temi del film, ma li intrecciano con le emozioni dei personaggi. In questo modo, lo spettatore non solo capisce di cosa parlerà la storia, ma sente anche un legame emotivo con i protagonisti.
Come detto prima, la posta in gioco è la ricerca della perfezione. Ma cosa si sacrifica in nome della perfezione? Qui non servono dialoghi per rispondere, basta far semplicemente vedere ciò che Steve Jobs sacrifica per quasi tutto il film: la famiglia.
L’ironia di Sorkin sta nel fatto che, ad un certo punto, un’assistente gli dice che le insegne illuminate di uscita non possono essere spente per questioni di sicurezza, ma Steve ha bisogno della massima oscurità, per esaltare totalmente la presentazione e questo famoso “hello”. Per far capire quanto sia importante per Steve l’aspirazione alla perfezione, Sorkin ci spiega indirettamente, attraverso una battuta, che cercare la perfezione costringe a sacrificare altro, in questo caso sua figlia Lisa:
L'ironia nella scrittura di Sorkin emerge quando un'assistente informa Steve che, per ragioni di sicurezza, le insegne luminose di uscita non possono essere spente. Tuttavia, Steve insiste sulla necessità di un buio assoluto per esaltare al massimo l'impatto della sua presentazione.
È in questo contrasto che Sorkin riesce a sottolineare, con una battuta sottile ma incisiva, quanto l'ossessione di Steve per la perfezione lo spinga a sacrificare tutto il resto, inclusa la relazione con sua figlia Lisa.
Ma quest’ultimo rapporto, il vero cuore del film, riuscirà alla fine a stabilizzarsi. Infatti, una buona scena iniziale ha bisogno di un’altrettanta buona scena finale.
Struttura circolare
Una scena iniziale non può definirsi memorabile nell'istante stesso in cui appare sullo schermo. Essere memorabile implica un ritorno alla mente, un ricordo che si consolida nel tempo.
Tuttavia, una scena può imprimersi con tale forza da essere percepita come memorabile già prima di lasciare la sala, grazie al suo impatto immediato e alla capacità di catturare e coinvolgere lo spettatore in modo indelebile.
Alla fine, Steve è ormai un uomo di successo, ma è ancora tormentato dalle sue relazioni personali. Cerca così di riallacciare con sua figlia Lisa, dopo anni di distanza e ossessione per la perfezione. Siamo nel 1998 e sta per cominciare la presentazione del nuovo iMac, ma Steve ha un’altra ossessione questa volta: un saggio scritto da sua figlia.
In un gesto simbolico, Steve non è più completamente ossessionato dal successo o dal fallimento della presentazione. Certo, continua a preoccuparsene, ma ha finalmente compreso che ci sono cose più importanti nella vita. Questo cambiamento segna un’evoluzione fondamentale del personaggio, mostrando come, dopo anni di conflitti e alienazione, Steve abbia iniziato a dare priorità ai rapporti umani, in particolare con sua figlia Lisa.
Come sottolinea Blake Snyder, autore del celebre manuale Save the Cat, la scena finale rappresenta il punto di arrivo del viaggio del protagonista e deve essere costruita come un ribaltamento di quella iniziale, evidenziando il cambiamento avvenuto.
La scena finale, dunque, diventa il "gemello opposto" dell’inizio: se il finale riesce a restare memorabile, è grazie al legame indissolubile che crea con la scena d’apertura (e viceversa).
Dialoghi frizzanti
Una delle caratteristiche distintive delle scene di Sorkin sono i dialoghi rapidi e incredibilmente naturali. Maestro del "ping-pong verbale", Sorkin crea personaggi che parlano a un ritmo serrato, si interrompono a vicenda e si sfidano con battute brillanti e taglienti. Questo stile vivace tiene lo spettatore agganciato fin dai primi istanti.
Egli eccelle nel combinare dialoghi intensi con azioni dinamiche, rendendo le sue scene non solo coinvolgenti da ascoltare ma anche visivamente interessanti. Questo approccio permette di trasmettere una grande quantità di informazioni senza mai far sembrare che siano "spiegate" al pubblico.
Ricapitolando
Ci sarebbero più cose da dire e da analizzare sull’inizio di Steve Jobs e su come Sorkin sia riuscito a umanizzare e rendere universale un personaggio famoso quanto controverso come il fondatore di Apple.
Però, per iniziare a scrivere come Sorkin, non scordatevi mai di applicare le sue tecniche che lo hanno reso uno dei più importanti sceneggiatori di sempre:
- Conflitto immediato. Sorkin immerge lo spettatore direttamente nell’azione (in medias res), introducendo un conflitto chiaro già dai primi istanti. Anche dettagli apparentemente minimi possono diventare il fulcro della tensione narrativa, creando interesse e coinvolgimento.
- Personaggi tridimensionali. I protagonisti sono presentati in modo incisivo attraverso il loro comportamento, le scelte e i dialoghi. Questo permette di stabilire subito un legame emotivo o intellettuale con lo spettatore.
- Tono e ritmo. L’incipit stabilisce il tono e il ritmo dell’intera opera, utilizzando dialoghi rapidi, brillanti e spesso sovrapposti, caratteristici dello stile di Sorkin. Questo aiuta a orientare lo spettatore e a dare subito un’identità alla storia.
- Temi universali. L’introduzione intreccia i temi principali della storia con le emozioni dei personaggi, facendo emergere conflitti interiori o morali che saranno centrali nel film.
- Esposizione naturale. Le informazioni necessarie sono fornite in modo fluido e integrato nell’azione, evitando dialoghi troppo esplicativi. La narrazione si affida a dettagli visivi e battute strategiche per fornire il contesto.
- Un hook potente. Sorkin utilizza un elemento intrigante o sorprendente per catturare l’attenzione, come un problema tecnico o una situazione urgente, mantenendo alta la tensione.
Conclusioni
Le tecniche di Aaron Sorkin per costruire un incipit non sono semplicemente uno strumento per catturare l’attenzione del pubblico, ma un vero e proprio manifesto di ciò che verrà. Attraverso conflitti immediati, personaggi memorabili e dialoghi incisivi, Sorkin riesce a immergere lo spettatore in un universo narrativo che pulsa di tensione, emozione e intelligenza. Il suo approccio dimostra che un inizio efficace non è solo una questione di spettacolo, ma anche di struttura e profondità.
Seguire il suo esempio significa comprendere l’importanza di ogni dettaglio introduttivo: ogni battuta, ogni sguardo, ogni decisione iniziale deve contenere il DNA della storia che si svilupperà. È proprio questa meticolosità che rende il suo stile unico e immortale, trasformando l’incipit in un’esperienza che invita lo spettatore a rimanere incollato allo schermo fino alla fine.