Sceneggiatura Il pianista (2002): Pagina uno
Il pianista (The Pianist) è un film del 2002 scritto da Ronald Harwood e diretto da Roman Polański.
Autore inglese di origini sudafricane, Harwood è stato uno dei più importanti drammaturghi britannici del Novecento. La fama internazionale gli venne soprattutto dal dramma teatrale Servo in scena (The Dresser), rappresentato in tutto il mondo e considerato uno dei testi più intensi sul rapporto tra arte, potere e dipendenza umana.
Scrittore dalla penna poliedrica, Harwood seppe muoversi con grande efficacia tra teatro, cinema e narrativa: come sceneggiatore, si distaccò spesso dai toni della commedia teatrale per concentrarsi su temi storici e morali legati alla Seconda guerra mondiale, firmando copioni di grande spessore come Lo scafandro e la farfalla (Le scaphandre et le papillon, 2007).
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Sceneggiatura completa di Il pianista
Logline
Un talentuoso pianista ebreo polacco lotta per sopravvivere nell’occupazione nazista di Varsavia, aggrappandosi alla musica come ultima ancora di umanità e speranza.
Pagina uno
La prima immagine
Il film si apre all’interno di uno studio di registrazione. Wladyslav Szpilman (Adrien Brody), un ragazzo elegante e di bell’aspetto, è intento a suonare in diretta radiofonica il Notturno in do diesis minore di Chopin. Dall’altra parte dello studio di registrazione, notiamo un tecnico controllare il suono, ma, soprattutto, alle spalle del tecnico, una finestra che dà sulla strada, con strisce di carta incollate ai vetri come protezione contro le esplosioni. Szpilman è immerso nella musica, anche quando un boato improvviso interrompe la quiete: i bombardamenti nazisti irrompono nello studio, distruggendolo. Ma nonostante il disastro, Szpilman continua a suonare fino a quando non viene fermato da un’esplosione vicina a lui.
Quando anche Szpilman scappa, trova all’interno della radio regna il caos: persone che corrono in tutte le direzioni, mentre le esplosioni continuano senza sosta. Mentre scende le scale, Szpilman viene fermato da Dorota, una giovane donna, che lo guarda con ammirazione e dolcezza, dichiarandogli di essere venuta apposta per incontrarlo e di amare la sua musica. Szpilman, colpito, le sorride. Per un breve istante il caos sembra sospeso: nasce un piccolo momento di normalità, quasi di intimità. Dorota nota la ferita, lui la minimizza.
Subito dopo arriva Jurek, che interrompe l’incontro e trascina via la sorella, ricordando che non è il momento giusto. Szpilman scherza, commentando con leggerezza la bellezza della ragazza. Anche questo istante viene rapidamente inghiottito dalla folla. Nell’atrio la distruzione è evidente: detriti ovunque. Szpilman cerca di raggiungere l’uscita principale, ma un’altra bomba esplode, sollevando polvere e macerie che lo inghiottono visivamente insieme agli altri.
Queste prime scene stabiliscono subito il nucleo della storia: la vita civile viene brutalmente interrotta dalla guerra, ma sarà proprio la musica a salvare Szpilma, non solo fisicamente, ma anche spiritualmente: nonostante i bombardamenti, Szpilman continua a suonare durante la registrazione radiofonica. La guerra interrompe tutto ciò che è bello e fragile, ma non può cancellare del tutto la dignità e l’identità di Szpilman.
Szpilman viene definito principalmente attraverso le sue azioni: mentre tutti intorno a lui fuggono nel panico, travolti dal caos e dalla paura, lui mantiene un atteggiamento attento e premuroso. L’incontro con la giovane Dorota rivela una sua empatia naturale e una capacità di restare umano anche in mezzo alla distruzione, mostrando che, nonostante la violenza e il pericolo, la sua sensibilità e il suo senso di gentilezza rimangono intatti. Questo piccolo gesto di attenzione verso un’altra persona sottolinea il contrasto tra la brutalità della guerra e la resilienza interiore del protagonista.