Il filo nascosto (Phantom Thread) è un film del 2017 scritto e diretto da Paul Thomas Anderson.
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Paul Thomas Anderson è uno dei più acclamati sceneggiatori e registi contemporanei, noto per il suo stile distintivo e per la capacità di scrivere storie complesse, dense di sottotesto e tensione emotiva.
Nato a Los Angeles nel 1970, Anderson ha esordito giovanissimo nel mondo del cinema indipendente, imponendosi con Sydney (Hard Eight, 1996) e conquistando subito critica e pubblico con Boogie Nights - L'altra Hollywood (Boogie Nights, 1997).
La sua scrittura è caratterizzata da dialoghi incisivi, personaggi psicologicamente stratificati e trame che spesso esplorano i lati oscuri dei rapporti umani, il potere e l'ossessione. Anderson è noto per saper fondere melodramma e ironia, creando narrazioni dalla forte carica emotiva e morale, capaci di sfidare e coinvolgere lo spettatore a livello profondo.
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Logline
Nella Londra degli anni '50, la vita ordinata di un rinomato stilista viene sconvolta dall’arrivo di una giovane donna determinata, che diventa la sua musa e amante, in un rapporto complesso di potere e dipendenza.
Pagina uno
La prima immagine
Il film si apre in medias res, affidando in modo minimalista alla voce narrante di Alma (Vicky Krieps) per introdurre il protagonista, Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewisi), senza mostrarlo. La scena si svolge in un interno caldo e ovattato, dove Alma, seduta di fronte a un interlocutore invisibile, racconta con tono pacato e dolcemente inquieto la sua relazione con Woodcock. Il dialogo non espone fatti concreti ma un sentimento complesso, creando un alone di mistero. Le sue parole lasciano emergere una relazione fatta di dipendenza e potere, ma mai dichiarata esplicitamente, lasciando allo spettatore il compito di leggere tra le righe.
La sceneggiatura gioca sul non detto: ciò che Alma afferma sembra amore puro, ma la scelta delle parole, la postura e l'atmosfera suggeriscono che dietro la devozione si celi un conflitto emotivo profondo. Qui Anderson lavora sulla tensione latente, introducendo un doppio livello di narrazione: da un lato, il racconto romantico di una musa devota al genio artistico, dall’altro la premessa di un legame psicologicamente disturbante.
Drammaturgicamente, la scena introduce già i temi portanti del film: l’ossessione per il controllo, la fragilità delle relazioni di potere, la sottile linea tra amore e manipolazione. Alma appare divisa, ed è proprio questo conflitto interiore che getta le basi per la tensione narrativa che attraverserà l’intero film. Anderson sceglie di non mostrare Reynolds subito, ma di farlo evocare da Alma, creando un senso di attesa e ambiguità attorno alla figura del protagonista.
Il dialogo è essenziale, costruito su frasi brevi, intime e quasi sussurrate. L’effetto è quello di una confessione sommessa, ma al tempo stesso carica di domande sospese. La scena, pur nella sua semplicità visiva e narrativa, compie quindi una funzione cruciale: stabilisce tono, tema e conflitto senza ricorrere a spiegazioni o azioni evidenti, ma lasciando che siano la parola, l’atmosfera e il silenzio a raccontare.
In poche battute, Anderson riesce così a catturare l’attenzione dello spettatore, promettendo una storia densa di sfumature e tensioni nascoste.