Il debutto di M - Il figlio del secolo, la nuova produzione firmata Sky Original e The Apartment, tratta dall'omonimo romanzo di Antonio Scurati sta riscuotendo un successo straordinario in Italia. Con oltre un milione di telespettatori nelle prime due puntate, si colloca tra i migliori esordi di Sky degli ultimi anni. Merito dell'interpretazione di Luca Marinelli, della regia internazionale di Joe Wright e di una produzione di altissimo livello.
Ma come ogni grande successo, anche in M - Il figlio del secolo, non sono mancate critiche feroci: la serie, infatti, ha polarizzato l’opinione in due fazioni: da un lato, c’è chi la considera la miglior produzione televisiva italiana di sempre; dall’altro, invece, c’è chi si è annoiato già dopo i primi dieci minuti.
Tuttavia, indipendentemente dall’opinione sulla serie, un aspetto ha catturato l’attenzione di tutti: la rottura della quarta parete, con Benito Mussolini che si rivolge direttamente agli spettatori, rivelandoci le sue vere intenzioni.
Ma cos’è la rottura della quarta parete? Quali sono le sue funzioni? Quando può arricchire la narrazione e quando, invece, rischia di risultare superflua o forzata? In questo articolo esploreremo le potenzialità di questa tecnica.
Cos'è la quarta parete?
La rottura della quarta parete è un’espressione usata nella narrativa per indicare il momento in cui un personaggio si rivolge direttamente al pubblico, riconoscendo la sua esistenza al di fuori della finzione. Questo espediente sovverte la tradizionale separazione tra la storia raccontata e gli spettatori, creando un effetto di complicità o di sorpresa.
Immagina di essere uno spettatore nell'anno 1918. Sul grande schermo viene proiettato l’ultimo film di Arthur Berthelet, Men Who Have Made Love to Me, tratto dal romanzo I, Mary MacLane (1917), autobiografia di Mary MacLane:
Mary è una donna affascinante, intelligente e indipendente, ma anche disillusa e cinica nei confronti dell’amore. Alla costante ricerca di una passione che sia all’altezza delle sue aspettative, si lascia coinvolgere in una serie di relazioni che si rivelano tutte insoddisfacenti. Sfinita e ormai convinta che l’amore non esista, Mary trova inaspettatamente una risposta osservando la felicità semplice e sincera della sua cameriera, che si è appena sposata. Forse, l’amore è possibile, ma non sempre dove lo si cerca.
Questa nuova consapevolezza di Mary viene mostrato a noi pubblico del 1918 con una tecnica mai vista prima d’ora: Mary ci guarda direttamente, rompendo per la prima volta nel cinema la quarta parete.
Rompere la quarta parete non è una tecnica comune: si tratta di un espediente narrativo delicato che, se usato senza criterio, può compromettere l’intera opera.
Nella storia del cinema, questa tecnica è stata utilizzata poche volte, e sempre riscontrando fascino, ma allo stesso tempo critiche. Uno degli esempi più recenti lo troviamo come presenza costante nella serie britannica Fleabag (2016-2019), scritta e interpretata da Phoebe Waller-Bridge.
Quando impiegato con maestria, la rottura della quarta parete può offrire funzioni narrative affascinanti, capaci di trasformare una storia in un vero capolavoro.
Funzioni relative alla rottura della quarta parete?
Il papa in piscina
Uno dei principali ostacoli nella scrittura di un biopic è rappresentato dal contesto storico in cui si svolge la vita del protagonista. È fondamentale fornire al pubblico un quadro chiaro dell’epoca dal punto di vista storico, culturale e sociale, ma senza cadere in spiegoni didascalici che rischiano di appesantire la narrazione. La chiave sta nell’integrare queste informazioni attraverso la drammaturgia, sfruttando la trama, il tema e il conflitto.
Se però si punta troppo sulla narrazione, si rischia di sacrificare dettagli cruciali, lasciando lo spettatore disorientato. Qui entra in gioco Blake Snyder con la tecnica del Papa in piscina: un modo per trasmettere informazioni senza interrompere il ritmo della storia. Il trucco è inserirle in un’azione interessante, rendendole parte della scena e del personaggio.
Ed è proprio quello che accade in M - Il figlio del secolo. Mussolini non si limita a un monologo storico: la sua panoramica sul 1919 e sulle conseguenze della Prima guerra mondiale non è un semplice spiegone, ma un’occasione per rivelare la sua ambizione e il suo modo di vedere il mondo.
Se sei interessato ad approfondire questa tecnica narrativa ti consigliamo di leggere il nostro articolo sul papa in piscina.
Quello che rende il discorso ancora più potente, però, è il contesto dinamico in cui avviene: Mussolini non si limita a parlare in modo statico, ma cammina tra i suoi commilitoni il giorno in cui si costituisce l'Associazione Nazionale dei Fasci Italiani di Combattimento. I soldati, entusiasti, cantano a squarciagola mentre lui passa tra di loro.
La scena è carica di pathos, un momento che trasmette una sensazione di movimento e di energia, riflettendo perfettamente l'entusiasmo e la determinazione di Mussolini nell’ottenere il suo obiettivo.
Ecco come evitare una scena spiegone utilizzando la rottura della quarta parete:
- Movimenta: non limitarti a un discorso statico. Mentre il personaggio spiega, può compiere un’azione (camminare, mangiare, guardare un oggetto) per rendere il tutto più dinamico e interessante.
- Usa l’ambiente come supporto: le informazioni non devono solo essere dette, ma anche visualizzate. Ad esempio, mentre il personaggio spiega la situazione politica, potrebbe attraversare una piazza affollata, evidenziando visivamente il contesto.
- Mantieni alta l’energia: evita di far sembrare la scena troppo didascalica o monotona. Mantieni un ritmo vivace con movimenti, interazioni o emozioni che rafforzano ciò che viene spiegato.
- Collega l’esposizione al personaggio: assicurati che il personaggio che spiega abbia una motivazione chiara per rivolgersi al pubblico, legando il suo discorso alla sua personalità o ai suoi obiettivi, affinché l’esposizione non sembri forzata.
In questo modo, la scena diventa coinvolgente e funzionale alla trama, evitando che lo spettatore si senta come se stesse assistendo a una lezione noiosa.
Esposizione del tema
Esprimere chiaramente il tema fin dall’inizio aiuta il pubblico a connettersi con la storia e con il viaggio emotivo del protagonista. Blake Snyder suggerisce che sia un personaggio secondario a introdurlo, ma M - Il figlio del secolo dimostra che può essere il protagonista stesso a farlo, senza perdere efficacia narrativa.
Il tema centrale della serie si può sintetizzare nella domanda: "Cosa siamo disposti a sacrificare per il potere, l'autodeterminazione e la soddisfazione dell'ego?"
Mussolini è un uomo partito dal basso, che sfrutta la sua posizione per approfittare delle promesse non mantenute verso i soldati, attirando così consenso tra le masse. Inizia a costruire la sua immagine di leader carismatico, utilizzando le frustrazioni e le speranze degli individui del popolo per guadagnarsi il supporto di chi si sente tradito dal sistema.
Ma dietro questa narrazione c'è una strategia ben precisa: trasformare il malcontento in una forza politica. Per consolidare il suo potere, Mussolini non esita a sacrificare valori, alleanze e persino la sua ideologia originaria. La sua storia è quindi un racconto di disillusione, opportunismo ed egoismo, in cui il desiderio di controllo assoluto porta a un prezzo altissimo.
Per esporre il tema rompendo la quarta parete in modo efficace, bisogna considerare alcuni elementi chiave:
- Coinvolgimento diretto dello spettatore: il personaggio deve rivolgersi esplicitamente al pubblico, facendolo sentire parte della storia e invitandolo a riflettere sul tema.
- Tonalità e stile coerenti: il tono della rottura deve essere in linea con il genere della storia: può essere ironico, drammatico, filosofico o persino minaccioso, a seconda del messaggio che si vuole trasmettere.
- Connessione con la narrazione: il tema deve emergere organicamente dalla trama e dal personaggio, senza risultare forzato o didascalico. Può scaturire da un momento di crisi, da una rivelazione o da un evento che cambia le carte in tavola.
- Domande retoriche o provocazioni: porre domande al pubblico è un modo potente per spingerlo a riflettere e a interiorizzare il tema. Es.: "E voi? Avreste fatto lo stesso?"
- Consapevolezza metanarrativa: il personaggio può giocare con il fatto che sa di essere in una storia, sfruttando questa consapevolezza per enfatizzare il tema. Es.: "Questa è la parte in cui vi aspettereste un eroe, vero? Mi dispiace deludervi."
- Momento strategico: la rottura della quarta parete deve avvenire in un punto chiave della storia, come l’inizio (per introdurre il tema), un punto di svolta (per rafforzarlo) o la fine (per lasciare il pubblico con una riflessione).
L’obiettivo è far sì che il pubblico non solo comprenda il tema, ma lo senta sulla propria pelle.
Mostrare il contrasto
La rottura della quarta parete è un potente strumento narrativo perché permette di svelare la vera natura di un personaggio. Mette a confronto ciò che dice agli altri con ciò che confida direttamente a noi, creando complicità ma anche rivelando ipocrisie, manipolazioni o conflitti interiori.
Spesso i protagonisti mantengono un’immagine pubblica che li avvantaggia nella storia, ma quando si rivolgono al pubblico, mostrano il loro lato più autentico: ambizioni, insicurezze o strategie nascoste.
Nella serie, Mussolini sfrutta questo meccanismo per rivelare il suo cinismo e opportunismo. Davanti ai suoi sostenitori parla di un’Italia forte e unita con fervore e convinzione, ma quando si volta verso di noi, svela la sua strategia calcolata e il disprezzo per chi lo segue ciecamente.
Questo doppio registro mostra come la sua immagine pubblica sia costruita per raccogliere consensi, mentre la rottura della quarta parete ne mette a nudo la vera natura, rendendolo un personaggio ancora più sfaccettato e inquietante.
Ecco come mostrare il contrasto tra il pubblico e il privato:
- Distinguere chiaramente le due voci: il modo in cui il personaggio parla in pubblico deve essere nettamente diverso dal tono con cui si rivolge agli spettatori.
- Usare il linguaggio del corpo: uno sguardo complice, un sorriso beffardo o un cambio di postura possono enfatizzare il contrasto tra ciò che viene detto e ciò che si pensa davvero.
- Rivelare gradualmente: evitare di mostrare tutto subito. Il pubblico deve scoprire lentamente il vero volto del protagonista attraverso i suoi interventi diretti.
- Sfruttare il contesto: far emergere il contrasto in momenti chiave della storia, dove la doppiezza del personaggio può avere un impatto narrativo maggiore.
Attraverso questa tecnica, la rottura della quarta parete diventa un potente strumento di costruzione del personaggio e di coinvolgimento dello spettatore, rendendo la narrazione più immersiva e intrigante.
Giocare con il tono
L’esperienza filmica è paragonabile a un giro sulle montagne russe: si alternano picchi di tensione, momenti di quiete, discese improvvise e salite lente. Il cervello è costantemente stimolato da un susseguirsi di emozioni e sensazioni, mantenendolo attivo e vigile.
Non è solo la trama o il conflitto a catturare l’attenzione dello spettatore, ma anche il cambio di tono delle scene.
A livello narrativo, il tono è l'atteggiamento o l'emozione che un autore, un regista o una storia comunicano attraverso il linguaggio, le immagini, la musica e il ritmo della narrazione. Definisce l’atmosfera emotiva di una scena, di un dialogo o di un intero film.
M - Il figlio del secolo gioca costantemente sulla duplice rappresentazione di Mussolini: da un lato, il feroce dittatore che impone ordine e disciplina con la violenza, tra manganellate, odio e olio di ricino; dall’altro, il romagnolo egocentrico, schietto e sempliciotto nei suoi ideali.
La rottura della quarta parete serve non solo a enfatizzare la duplicità del personaggio, ma anche a ribaltare il tono di una scena. Un esempio significativo è la sequenza in cui il socialista Giacomo Matteotti, intervenendo alla Camera il 30 maggio 1924, chiede l’annullamento dei risultati delle ultime elezioni.
Un momento storico e, come sappiamo oggi, una condanna definitiva: il suo discorso segnerà l’inizio di un tragico destino, portandolo prima al rapimento e poi al suo assassinio.
Dunque, una scena di grande importanza e gravità. Eppure, prima che Matteotti prenda la parola e il tono si faccia drammatico, ecco che il Mussolini privato rompe la quarta parete, guardandoci direttamente e, senza mezzi termini, paragona Matteotti alla “frantumazione dei testicoli”.
La comicità che precede la tragedia, un passaggio che avviene in pochi istanti. Eppure, è proprio questo improvviso cambio di rotta a catturare la nostra attenzione, rendendo il momento ancora più incisivo.
Ecco come sfruttare la rottura della quarta parete per giocare con i toni:
- Contrasto beffardo: un momento leggero o addirittura grottesco può anticipare un evento drammatico, amplificando il suo impatto emotivo. Lo spettatore abbassa la guardia, poi viene colpito da un evento drammatico che lo destabilizza ancora di più.
- Sdrammatizzazione improvvisa: in una scena intensa o emotivamente carica, un personaggio può rompere la quarta parete con un commento ironico o assurdo, spezzando la tensione e ribaltando il tono. Questo può servire a rendere la scena più leggera o a creare un contrasto che evidenzia ancora di più il dramma.
- Falsa complicità con il pubblico: un personaggio può rivolgersi agli spettatori per farli sentire complici di una certa situazione, salvo poi tradire le loro aspettative con un colpo di scena inaspettato. Questo gioca con la fiducia dello spettatore e lo mantiene coinvolto.
Giocare con i toni attraverso la rottura della quarta parete rende una scena più imprevedibile e intensa. Il segreto è saper bilanciare i cambi di tono senza farli sembrare forzati, ma integrandoli organicamente nel racconto.
Il difetto di M - Il figlio del secolo
Non esiste la serie perfetta, e l’adattamento del romanzo di Scurati non fa eccezione. Come accennato in precedenza, la rottura della quarta parete è uno strumento narrativo estremamente delicato, che richiede un equilibrio millimetrico per risultare efficace.
Il vero problema della serie non è tanto l’uso della rottura della quarta parete, quanto il suo abuso. La regola d’oro della narrazione audiovisiva è chiara: Show, don’t tell! Il cinema si distingue proprio per la sua capacità di raccontare attraverso le immagini, senza bisogno di spiegazioni esplicite.
La serie diretta da Joe Wright, invece, affida gran parte della drammaturgia alle parole di Mussolini. Non si limita a rompere la quarta parete con brevi osservazioni, ma arriva spesso a spiegare nel dettaglio ciò che sta già accadendo in scena. Ed è qui che si cade nell’errore!
Il saggista Robert McKee, nel suo celebre decalogo sulla sceneggiatura, sottolinea un principio fondamentale: rispettare il proprio pubblico.
Quando Mussolini descrive per filo e per segno ciò che vediamo sullo schermo, non fa altro che ripetere l’ovvio. E quando un autore sente il bisogno di spiegare ciò che è già chiaro, il rischio è doppio: lo spettatore si annoia e, soprattutto, percepisce una mancanza di fiducia nelle proprie capacità di comprensione. Nulla affossa una storia più rapidamente del trattare il pubblico come se fosse distratto o, peggio, poco intelligente.
Nella serie troviamo due tipologie di rottura della quarta parete: una efficace e godibile, l’altra ingombrante e pomposa.
Nel primo caso, Mussolini ci osserva con un semplice accenno, un dettaglio sottile che contraddice ciò che ha appena detto nella scena, rivelandone la doppiezza. Questo tipo di rottura funziona per due motivi fondamentali:
- È inerente al tema: come detto in precedenza, uno degli elementi centrali della serie è la manipolazione della realtà e dell’immagine pubblica. Mussolini costruisce costantemente la sua figura attraverso la propaganda, e quei piccoli sguardi alla telecamera svelano la distanza tra ciò che dice e ciò che realmente pensa.
- Espressione universale: un gesto minimo, uno sguardo, un sorriso appena accennato trasmettono un significato immediato e condiviso. Le micro-espressioni di Mussolini, quindi, funzionano perché superano la barriera linguistica e il contesto storico, rendendo il suo personaggio leggibile e accessibile a qualsiasi spettatore.
Un semplice dettaglio, quindi, può trasformare una sequenza, aggiungendo profondità e ambiguità al personaggio. In questo senso, la serie riesce a utilizzare la drammaturgia con equilibrio ed efficacia.
D’altro canto, nel secondo caso, Mussolini interrompe completamente l’azione per illustrarci nel dettaglio ciò che sta accadendo. Questo espediente non è di per sé un errore, anzi: nella scena iniziale del primo episodio risulta quasi indispensabile per condensare rapidamente la backstory. Tuttavia, a lungo andare, il vero motore della narrazione resta il conflitto tra i desideri di Mussolini e gli ostacoli che si frappongono sulla sua strada. Il resto è superfluo.
Un uso eccessivo di questa tecnica finisce per rallentare il ritmo, sottraendo spazio alla forza evocativa delle immagini e appesantendo la narrazione. Il rischio? Annoiarsi, distaccarsi dalla storia o, nella peggiore delle ipotesi, continuare a guardare la serie con lo sguardo distratto, mentre si scorrono le notifiche sul telefono.
Pro e Contro
Pro
Arrivati alla conclusione di questo articolo, vi proponiamo un rapido schema riassuntivo con tre funzionalità efficaci della rottura della quarta parete e tre errori da evitare, così da utilizzarla senza appesantire la narrazione e senza perdere l’attenzione del pubblico.
😍 Coinvolgimento diretto dello spettatore: la rottura della quarta parete crea un senso di complicità tra il personaggio e il pubblico, invitando quest'ultimo a riflettere sul tema e a sentirsi parte della storia.
😍 Svelare la vera natura di un personaggio: questa tecnica permette di mostrare il contrasto tra l'immagine pubblica di un personaggio e i suoi pensieri o intenzioni reali, rivelando la sua ipocrisia o il suo conflitto interiore.
😍 Giocare con i toni: la rottura della quarta parete può essere utilizzata per sorprendere lo spettatore con un cambio di tono inaspettato, passando dal comico al drammatico o viceversa, rendendo la narrazione più dinamica e coinvolgente.
Contro
😡 Rischio di abuso: l'uso eccessivo della rottura della quarta parete può appesantire la narrazione e distrarre lo spettatore, soprattutto se il personaggio si limita a spiegare ciò che è già evidente sullo schermo.
😡 Mancanza di fiducia nel pubblico: se il personaggio si dilunga in spiegazioni dettagliate, il pubblico potrebbe sentirsi sottovalutato nella sua capacità di comprendere la storia attraverso le immagini e le azioni.
😡 Perdita di ritmo: Interrompere continuamente l'azione per rivolgersi al pubblico può rallentare il ritmo della narrazione e compromettere il coinvolgimento emotivo dello spettatore.
Conclusioni
La rottura della quarta parete si rivela uno strumento narrativo potente, capace di arricchire la narrazione se utilizzato con maestria.
La serie M - Il figlio del secolo offre esempi interessanti di come questa tecnica possa essere impiegata per svelare la complessità di un personaggio storico controverso come Mussolini, coinvolgendo lo spettatore in un gioco di sguardi e rivelazioni.
L'equilibrio è fondamentale: dosare con cura gli interventi in "quarta parete", integrandoli in modo organico con la narrazione e lasciando spazio al linguaggio cinematografico per esprimere emozioni e significati. Solo così è possibile sfruttare appieno le potenzialità di questa tecnica, trasformando una storia in un'esperienza coinvolgente e memorabile.