Le parentesi in sceneggiatura: Esempio
By Lorenzo Carapezzi / Aggiornato circa un mese fa / Sceneggiatura

Le parentetiche in sceneggiatura: Cosa sono e quando usarle?

Nel nostro servizio di consulenza sulla scrittura della prima pagina di sceneggiatura, un errore comune che riscontriamo riguarda l'uso delle parentetiche, chiamate anche "wrylies" nel gergo tecnico. Molti autori emergenti tendono a sottovalutarle, considerandole un aspetto secondario rispetto a elementi come le didascalie e le battute.

Tuttavia, quando si svolge la prima lettura della sceneggiatura con la troupe, ci si rende conto di quante domande potrebbero essere state evitate semplicemente aggiungendo delle parentesi tonde.

Una buona sceneggiatura non solo necessita di una trama avvincente e di una storia profonda, ma richiede anche un buon ritmo. E questo si costruisce attraverso il tono delle battute, le intenzioni dei personaggi, il sotto testo e le azioni compiute nel momento stesso in cui si parla, tutti aspetti che le parentetiche possono chiarire e arricchire.

In questo articolo, esploreremo cosa sono le parentetiche, le loro funzioni principali e come capire quando siano realmente necessarie, evitando l'uso eccessivo o improprio.

Le funzioni delle parentetiche

Quando si parla di parentetiche nella formattazione della sceneggiatura, queste fanno parte della sezione del dialogo. Rispetto ad altri elementi, come il nome del personaggio o l'intestazione, la parentetica è un elemento facoltativo e non è sempre necessario inserirla. Tuttavia, basandoci sulle nostre esperienze con produzioni, possiamo affermare con certezza che è assolutamente vietato ometterle del tutto!

Una parentetica si trova subito sotto il nome del personaggio o sotto una battuta. Le funzioni principali delle parentetiche sono:

Pronuncia

Spesso un attore può recitare una battuta in modo diverso da come l’aveva immaginata lo sceneggiatore. La lingua stessa offre sfumature e interpretazioni che possono essere ambigue.

Cosa sono le parentesi in sceneggiatura - Pronuncia

Come si vede, la stessa battuta può assumere significati completamente diversi in base al tono. Specificare l’intenzione con una parentetica aiuta l’attore a comprendere meglio il contesto emotivo e a recitare nel modo più adatto alla scena.

Intenzione

Nelle sceneggiature americane, non capita raramente di vedere tra parentesi il sotto testo della battuta, ovvero ciò che il personaggio vorrebbe veramente dire, al di là delle parole pronunciate. Prendiamo come esempio una battuta tratta dalla sceneggiatura di Steve Jobs (2015), scritta da Aaron Sorkin.

Le parentesi in sceneggiatura - Intenzione

In Italia, da quel che sappiamo noi, non è molto comune, eppure i film, come la vita reale, parlano attraverso tre livelli di comunicazione:

  • Atto locutorio: ciò che viene detto letteralmente (c’è freddo qui dentro).
  • Atto illocutorio: l’intenzione dietro le parole (suggerire ad un altro di chiudere la finestra!).
  • Atto perlocutorio: l’effetto che le parole hanno sull’interlocutore (l’altro chiude la finestra).

Le parentetiche si inserirebbero nell’atto illocutorio. Di fatto, molto spesso, gli attori quando dicono una battuta, per dare il tono giusto, nella loro mente recitano qualcos’altro. Perché allora non mettere le mani anche nelle loro teste?

Azione

Comunicare non significa solo parlare, ma anche agire. Di fatto, quando interagiamo, raramente restiamo immobili (soprattutto noi italiani): fumiamo, muoviamo nervosamente una gamba, mangiamo (anche se può sembrare maleducato) o ci passiamo oggetti. Queste azioni non solo accompagnano le parole, ma le influenzano profondamente e, allo stesso tempo, ne sono condizionate.

Secondo le teorie dell'embodied cognition, la mente e il corpo lavorano in stretta sinergia per costruire significati. Questo significa che i nostri gesti, posture e movimenti non sono semplici accessori della comunicazione, ma elementi fondamentali che modellano il nostro pensiero e la nostra espressione.

Nell’agire, noi confermiamo o ribaltiamo quello che la nostra bocca dice. Facciamo un esempio semplice, un cliché.

Cosa sono le parentetiche in sceneggiatura - Azione

Scrivere pagine di dialogo senza alcuna azione non risulta naturale: persino i bambini, mentre fanno parlare i loro pupazzi, li fanno muovere, scontrare o camminare. Anche nelle sceneggiature, le azioni sono essenziali per rendere i dialoghi più dinamici e realistici.

Una regola non scritta è che all’interno delle parentetiche l’azione andrebbe scritta al gerundio.

Direzione

Immaginiamo di dover scrivere una scena all’interno di una festa. Ci sono venti invitati, cinque pagine di solo dialogo. La domanda dei venti attori è: chi sta parlando con chi? A volte, quando ci ritroviamo in un confronto a tre o a più persone, è utile poter indicare in modo facile e rapido con chi sta parlando il personaggio. Ecco che allora ci vengono in soccorso le parentetiche.

Ma perché non usare una didascalia? Semplice: la sceneggiatura è uno strumento di lavoro e deve essere snella ed efficace.

Quando usare le parentetiche?

Poiché facoltative, le parentetiche sono uno strumento estremamente delicato.

L'inserimento delle parentetiche nella sceneggiatura deve quindi essere accurato e ponderato, garantendo equilibrio e naturalezza. Di seguito, elenchiamo quando utilizzare e non le parentetiche.

Le parentetiche, dunque, sono essenziali quando ben dosate, ma rischiano di diventare eccessive se usate senza moderazione. Proprio come il sale nell'acqua della pasta: senza, la pasta risulta insipida; se esageriamo, diventa immangiabile.

Conclusioni

Le parentetiche sono un elemento prezioso nella scrittura di una sceneggiatura, uno strumento che, se usato con intelligenza e misura, può arricchire il dialogo, chiarire le intenzioni dei personaggi e aiutare la troupe a comprendere meglio l'essenza di una scena. Tuttavia, proprio come ogni dettaglio in una sceneggiatura, il loro utilizzo deve essere ponderato, evitando di appesantire la lettura o di limitare l’interpretazione degli attori.

Ricordate sempre che una sceneggiatura è un mezzo per raccontare una storia e guidare la sua realizzazione, non un rigido manuale di istruzioni. Mantenere un equilibrio tra chiarezza e libertà interpretativa è la chiave per scrivere dialoghi efficaci e azioni credibili.

Autore dell'articolo
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Lorenzo Carapezzi

La scrittura è al centro della mia vita professionale. Creo storie originali e insegno sceneggiatura a giovani talenti, aiutandoli a trasformare idee in trame e personaggi memorabili. Per me, la sceneggiatura è un'arte e una passione quotidiana.