La regola del tre nella scrittura e nella narrativa - Illustrazione
By Lorenzo Carapezzi / Aggiornato 28 giorni fa / Sceneggiatura

La regola del tre nella scrittura e nella narrativa

I latini dicevano: Omne trinum est perfectum. Tradotto, significa: “ogni cosa trina è perfetta”. Nell’antichità, si pensava che il tre fosse il numero perfetto. Sin dai tempi di Aristotele, si è ritenuto che il tre rappresentasse l'armonia e l'equilibrio.

Questa concezione del tre come cifra simbolica perfetta non è solo un retaggio filosofico o culturale, ma trova applicazione anche nelle dinamiche della narrativa, dove la Regola del Tre è uno degli strumenti più efficaci per costruire una trama coerente e coinvolgente. Ciò che la rende così potente non è solo la sua semplicità, quanto il modo in cui si allinea con i processi cognitivi e psicologici umani.

Ma perché funziona? Cosa rende il tre il numero perfetto per raccontare storie che coinvolgono e rimangono impresse nella mente? Nel corso di questo articolo esploreremo come la Regola del Tre non solo organizzi la trama, ma risponda alle necessità neurologiche e psicologiche che permettono alla nostra mente di comprendere, ricordare e, soprattutto, emozionarsi.

Bastardi senza gloria - Frame del film - Regola del tre nella scrittura

Come funziona la Regola del Tre nella scrittura?

In narrativa, la Regola del Tre si basa sull'idea che tre elementi – siano essi personaggi, eventi o atti – siano il numero ideale per costruire una storia ben bilanciata. Questo principio si applica alla struttura classica della trama: inizio, sviluppo e conclusione, ma anche a livello dei personaggi, dove tre momenti fondamentali possono delineare un'evoluzione significativa.

Ad esempio, prendiamo il celebre film Il Gladiatore (Gladiator, 2000): nel primo atto, Maximus (Russell Crowe) è un generale romano onorato, amato dall’imperatore Marco Aurelio (Richard Harris), ma con l’inizio del secondo atto, subisce un tradimento terribile, perdendo la sua famiglia e venendo ridotto in schiavitù. Nel terzo atto, Maximus torna a Roma come gladiatore per confrontarsi con il suo nemico, l’imperatore Commodo (Joaquin Phoenix), e ottenere la sua vendetta. Ogni parte del suo viaggio si sviluppa in modo chiaro e risponde a un bisogno naturale di progressione che il nostro cervello trova immediatamente riconoscibile.

Il gladiatore - Frame del film - La regola del tre in narrativa

L’uso dei tre coltelli

Nel suo famoso saggio I tre usi del coltelli: saggi e scritti sul cinema, il drammaturgo David Mamet, nella sua esplorazione del dramma, riprende il famoso numero tre per spiegarne la sua vera funzionalità.

Il suo approccio si sviluppa attorno all’idea che il coltello, un oggetto quotidiano e apparentemente neutro, acquista un significato simbolico attraverso il suo uso e la sua evoluzione nel corso della trama. Il coltello, infatti, non è solo un utensile fisico, ma rappresenta un simbolo di potere, controllo e trasformazione che muta durante la narrazione.

I tre usi del coltello: Saggi e lezioni sul cinema
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Immagina un personaggio che possieda un coltello. Inizia utilizzandolo per un atto innocente: per tagliare il pane, un gesto quotidiano che rappresenta la vita semplice, il nutrimento, la sostanza di cui la sua esistenza è fatta. Qui il coltello è neutro, innocuo, un simbolo di routine e di forza fisica.

Ma man mano che il dramma si sviluppa, il coltello assume un altro significato: è usato per radersi. In questo secondo utilizzo, il coltello diventa uno strumento di cura personale, simbolo di vanità e desiderio, un atto che serve per migliorare l'aspetto, prepararsi per un incontro, cercare l'approvazione di qualcun altro. In questa fase, il coltello ha acquisito un significato psicologico: è strumento di identità e appartenenza, una preparazione a una relazione.

Arriviamo ora al terzo uso del coltello: compiere un omicidio, un atto di violenza e vendetta, quando il personaggio scopre il tradimento della sua amata. Qui il coltello è passato da simbolo di cura e sostentamento a simbolo di distruzione, rivelando la violenza nascosta nella vita quotidiana e nell’animo umano.

David Mamet - Foto

La trasformazione del coltello nel dramma, da strumento innocuo e utile, evolve fino a diventare l’oggetto che simboleggia la distruzione dell'amore e dell'innocenza. La ripetizione di questo oggetto nel dramma non solo crea tensione, ma coinvolge emotivamente il pubblico, che è consapevole della crescente perversione del suo uso.

Il pubblico si rende conto che il coltello non è solo un oggetto, ma un personaggio in sé, con una sua evoluzione nel corso della storia. E questa progressione non è altro che il viaggio psicologico del protagonista.

Ma, al di là del suo utilizzo, perché questo numero funziona così bene? Per spiegare ciò, bisogna entrare nel profondo della nostra coscienza, fino a dissezionare il nostro cervello…magari con lo stesso coltello con cui tagliamo il pane.

La regola del tre in scrittura - Illustrazione testa

La psicologia del Tre

Dal punto di vista psicologico, la Regola del Tre nella scrittura funziona perché risponde alla struttura naturale con cui il nostro cervello elabora le informazioni. Secondo la legge di Miller, il cervello umano ha una capacità limitata di elaborare informazioni simultaneamente, che si aggira intorno ai 7 ± 2 elementi. Se questi vengono raggruppati in blocchi di tre, diventano decisamente più facili da memorizzare e comprendere.

Il Tre è quindi il numero ideale che offre un equilibrio tra la complessità e la semplicità. Non è troppo breve da sembrare superficiale, ma neppure troppo lungo da diventare difficile da seguire o da ricordare. Il nostro cervello, infatti, trova piacevole l’armonia che scaturisce dal Tre, e questa è una delle ragioni per cui la sua applicazione in narrativa risulta così potente.

Il potere del Tre nella struttura di una storia

La nostra mente è naturalmente predisposta a cercare pattern. Quando una storia si sviluppa seguendo un ordine di tre fasi distinte, il nostro cervello lo riconosce come una struttura che permette di anticipare l’evoluzione della trama.

L’uso del Tre nella narrazione risponde a una legge della percezione umana: amiamo il ritmo e l’equilibrio, e il numero tre fornisce proprio questo. Le storie che seguono una logica a tre atti – introduzione, conflitto, risoluzione – risultano particolarmente soddisfacenti perché il pubblico si sente coinvolto in un ciclo che inizia, si sviluppa e culmina in modo naturale.

Dal punto di vista neurologico, il cervello è abituato a completare i pattern incompleti. Quando una narrazione segue una struttura a tre atti, il nostro cervello percepisce una tensione crescente che si risolve in modo naturale alla fine della storia. Questo processo stimola il nostro sistema di ricompensa, poiché ci offre un senso di conclusione e soddisfazione.

In altre parole, il numero tre non solo è facile da comprendere, ma offre anche un’aspettativa di risoluzione che attiva la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore associato al piacere e alla gratificazione.

Brian Cox - Foto

La semplicità del Tre

Un altro motivo per cui la Regola del Tre è così efficace è legato alla nostra capacità di memorizzare e imparare. Il numero tre è legato al principio di semplicità. Quando i concetti sono presentati in gruppi di tre, sono più facilmente memorizzabili. Pensate, ad esempio, a come molti insegnamenti e slogan siano strutturati in gruppi di tre, proprio per facilitare l’apprendimento e la comprensione.

In questo senso, la Regola del Tre diventa una risorsa particolarmente potente anche per il sviluppo del personaggio. Brian Cox, noto attore e docente di recitazione, afferma che bastano tre scene per mostrare l’evoluzione di un personaggio: la prima scena mostra il punto di partenza, la seconda illustra un cambiamento intermedio e la terza, il momento di risoluzione o di crescita.

Questo schema permette al pubblico di seguire e comprendere il viaggio del personaggio, senza perdersi in troppi dettagli o momenti poco chiari.

Conclusioni

La Regola del Tre è molto più di una semplice convenzione narrativa: è un principio che risponde alle leggi psicologiche e neurologiche della nostra mente. Grazie alla sua semplicità, simmetria e ritmo, il tre risulta particolarmente potente per creare storie che siano al tempo stesso complesse e facili da seguire, equilibrate e soddisfacenti.

Che si tratti di un film, di un romanzo o di una semplice presentazione, la Regola del Tre rimane uno degli strumenti più efficaci per raccontare storie che rimangono impresse nella mente del pubblico.

Autore dell'articolo
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Lorenzo Carapezzi

La scrittura è al centro della mia vita professionale. Creo storie originali e insegno sceneggiatura a giovani talenti, aiutandoli a trasformare idee in trame e personaggi memorabili. Per me, la sceneggiatura è un'arte e una passione quotidiana.