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Il rapporto tra struttura e genere cinematografico
By Federico Verrengia / Aggiornato 44 minuti fa / Sceneggiatura

Struttura e genere: Perché il pubblico non va ignorato

Tra le tante battaglie che ha dovuto affrontare la narrativa, una delle più sanguinose è la continua dicotomia tra archetipi e libertà artistica. Bisogna concedersi totalmente al nostro istinto creativo? Possiamo trovare rifugio in archetipi e convenzioni che hanno funzionato per migliaia di anni? È importante padroneggiare i generi cinematografici? I veri artisti scrivono solo per sé stessi? Il pubblico e le loro aspettative sono importanti per l'autore?

Oggi rispondiamo a queste domande. Non mi concentrerò solo sull'aspetto teorico o narratologico, mi focalizzerò invece sull'aspetto pratico di questi concetti. L'obiettivo è fornire degli strumenti utili dai quali mi auguro ognuno possa trarne vantaggio nella fase primordiale d'ideazione di un storia.

Iniziamo subito.

Il rapporto tra struttura e genere

Per capire come muoverci nel territorio della creazione, dobbiamo prima definire i confini entro cui muoverci. Struttura e genere, costituiscono per molti le prigioni ingombranti dell'estro creativo. Sono le "gabbie" più estese dalle quali vogliono evadere a tutti i costi. In realtà sono due strumenti eccezionali: insieme compongono la bussola che useremo per comunicare con il nostro pubblico.

Cos'è la struttura?

La struttura di una storia è una selezione di eventi tratta dalla vita dei personaggi, organizzati in un ordine strategico. Niente di così rigido in fin dei conti.

A cosa serve? - A stimolare emozioni specifiche ed esprimere una visione del mondo.

In parole povere, la struttura è il come decidiamo di narrare la trasformazione del nostro protagonista. È l'architettura invisibile che sostiene tutta la storia.

Cos'è il genere?

Il genere è un patto e un sistema di aspettative condiviso tra autore e pubblico. È una classificazione basata su elementi simili di soggetto, ruoli, temi, tono e ambientazione.

A cosa serve? - Funge da bussola per il pubblico. Uno spettatore che guarda un film western sa già che tipo di ambientazione aspettarsi.

In breve, il genere ricrea il cosa stiamo raccontando in una situazione che il pubblico riconosce tramite i suoi tratti distintivi, e in cui è capace di districarsi.

Le convenzioni di genere: il punto d'incontro

È qui che la teoria diventa pratica. Il legame tra struttura e genere si manifesta tramite le convenzioni.

Le convenzioni sono quegli elementi (ruoli, ambientazioni, eventi tipici) che definiscono un genere. Ma la loro importanza è strutturale perché ti portano ad inserire scene tipiche che spesso non vuoi o non puoi evitare. Il guru Robert McKee le chiama "scene obbligatorie".

Detto questo, semplifichiamo il concetto con un consiglio pratico diretto alla fase d'ideazione di una storia. Non chiederti "come posso fare per evitare il genere?", chiediti "quali sono le scene che il mio genere mi impone e come posso strutturarle in modo che risultino originali?"

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Le aspettative del pubblico

A questo punto dovrebbe essere molto chiaro perché è importante padroneggiare i generi. Ma potresti continuare a chiederti: se l'obiettivo è l'originalità, non sarebbe meglio evitare le etichette e scrivere "quello che sentiamo"?

La risposta è pratica: padroneggiare un genere non significa imparare a memoria dei cliché ma imparare a conoscere il nostro pubblico.

Il patto tra autore e spettatore

Possiamo essere artisti fino al midollo ma quando scriviamo qualcosa cerchiamo sempre qualcuno a cui raccontarla. Scriviamo per noi stessi ma allo stesso tempo bramiamo un interlocutore con cui comunicare. Quindi è inutile, ipocrita e irrispettoso scrivere senza pensare all'altro protagonista di una storia raccontata.

Quando uno spettatore si siede vedere un "horror" o una "commedia romantica", non è un osservatore neutro. Porta con sé un bagaglio di esperienze narrative precedenti che creano un sistema di attese precise.

È qui che entra in gioco una riflessione di Wayne C. Booth nella sua Retorica della narrativa. Spesso nel mondo dell'arte si sente dire che "la vera arte deve ignorare il pubblico", quasi come se curarsi del pubblico fosse una prostituzione intellettuale.

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Booth confuta apertamente questa visione: l'autore non può permettersi di ignorare il suo pubblico, perché l'atto stesso di scrivere è un atto retorico. In altre parole ogni voglia che scegliamo una parola, un evento o un colpo di scena, stiamo cercando di guidare l'attenzione e le emozioni dello spettatore.

L'importanza del pubblico

Se ci appelliamo a una presunta "purezza artistica" non stiamo proteggendo la nostra visione, stiamo semplicemente rinunciando agli strumenti per comunicarla. Scrivere alla fine, è un atto di persuasione emotiva: stiamo cercando di convincere qualcuno ad investire due ore della sua vita nella nostra visione del mondo.

  1. La struttura è la selezione degli eventi e il ritmo con cui vengono distribuiti.

  2. Il genere è il codice condiviso che rende quelle informazioni comprensibili.

Padroneggiare i generi ci permette di giocare con il pubblico: possiamo alimentare le sue attese per poi ribaltarle, creando quella sorpresa che è l'anima stessa del grande cinema.
Padroneggiare il genere, quindi, è l'unico modo che abbiamo per assicurarci che il nostro messaggio arrivi a destinazione senza perdersi nel rumore di fondo.

Conclusioni

Siamo partiti chiedendoci quanto fosse importante la padronanza dei generi e se l'artista deve ignorare il suo pubblico. La risposta: è fondamentale sapersi muovere tra i generi per rendere la comunicazione accessibile allo spettatore.

Abbracciare la struttura e padroneggiare le convenzioni di genere non significa "vendersi" o rinunciare all'originalità. Al contrario, significa dotarsi di una mappa per non disperdere il proprio istinto creativo nel vuoto. Come ci insegna la sintesi tra la tecnica di McKee e la retorica di Booth, la vera maestria non sta nell'evitare le regole, ma nell'abitarle con tale consapevolezza da renderle invisibili.

Non temere le aspettative del pubblico: usale come una leva. La struttura è lo scheletro, il genere è il linguaggio, ma il senso della storia resta saldamente nelle tue mani. Ora che hai gli strumenti, smetti di scrivere per te stesso e inizia a dirigere l'esperienza del tuo spettatore.

Autore dell'articolo
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Federico Verrengia

Una storia inizia con un’idea, piccola ma potente, capace di crescere e prendere vita. Così è iniziato il mio percorso verso il cinema e il mestiere dello sceneggiatore, e ho voluto fondare Pictures Writers per rendere il tuo più semplice.