Il tipo di inquadratura che viene subito dopo il piano medio è il primo piano.
In realtà esiste una sfumatura tra le due inquadrature che è il mezzo primo piano. Personalmente in base alla scena e al soggetto protagonista del quadro tendo sempre a classificare come l'una o l'altra evitando sfumature per semplicità, tuttavia ritengo siano corrette entrambe le modalità.
Come regista, sai che ogni dettaglio conta: un'espressione facciale, uno sguardo, un lieve tremolio delle labbra.
In questo articolo, esploreremo come usare questa tecnica di ripresa per amplificare l'impatto emotivo delle tue scene e coinvolgere il pubblico a livello profondo.
Cos'è il primo piano?
Il primo piano (PP) è un'inquadratura cinematografica che mostra il volto di un personaggio fino all'altezza delle spalle enfatizzando le espressioni facciali per creare un forte impatto visivo ed emotivo sullo spettatore.
Il primo piano (Close-Up) è una delle tecniche più efficaci nel linguaggio cinematografico per mettere in risalto l'emozione e l'intensità di un momento.
Utilizzato spesso nei momenti di tensione o dramma, questo taglio cinematografico crea un legame diretto tra lo spettatore e il soggetto, amplificando l'impatto emotivo della scena.
È uno strumento chiave per trasmettere intimità e profondità, rendendo palpabile ciò che i personaggi stanno provando.
Tecnicamente, un primo piano parte dall'altezza delle spalle e taglia poco sopra la testa. Da questo deriva appunto il termine aria in testa.
Cos'è l'aria in testa?
Questo è un discorso tanto registico quanto fotografico e quindi ritengo molto importante parlarne.
L'aria in testa è lo spazio tra la sommità del capo di un soggetto e il bordo superiore dell'inquadratura.
Fotograficamente rispettare questa regola significa bilanciare l'immagine e mantenere una certa armonia visiva all'interno dell'immagine. Questo porta a una composizione piacevole che lascia lo spettatore concentrato sul personaggio.
In alcuni casi scelte registiche possono portare a rendere più o meno ampio questo spazio per comunicare tramite l'immagine delle emozioni diverse.
Se c'è poca aria in testa il soggetto apparirà soffocato all'interno dell'inquadratura, questo potrebbe voler comunicare per esempio il soffocamento interiore di un personaggio.
Se c'è troppa aria in testa l'inquadratura apparirà sbilanciata, magari il regista vuole comunicare un senso di instabilità del soggetto.
Detto questo è importante sperimentare, ma senza esagerare nella ricerca di metodi solo per apparire come dei registi visionari. Talvolta togliere è meglio che aggiungere e un primo piano che rispetta le regole è il più delle volte la scelta migliore.
Perché usare il primo piano?
Il primo piano nel cinema viene utilizzato perché è uno strumento narrativo che consente di intensificare la connessione emotiva tra lo spettatore e i personaggi.
Grazie alla sua capacità di rivelare ogni minima sfumatura di un'espressione facciale, può trasformare un semplice gesto o sguardo in un momento carico di significato.
In momenti chiave della narrazione, aiuta a creare un senso di intimità e a far vivere allo spettatore l'emozione del personaggio in modo diretto e coinvolgente, rendendo l’esperienza più immersiva.
Ma come sempre, il cinema è un'arte visiva e quindi andiamo subito a vedere alcuni esempi.
Esempi di primo piano nel cinema
Toro scatenato (1980)
Molti lo considererebbero un mezzo primo piano (Medium Close-Up), e non avrebbero tutti i torti. Si riescono a vedere parte delle braccia e dei pettorali ma l'intensità degli occhi e il nulla che circonda il protagonista me lo fanno classificare personalmente come un vero primo piano.
Il volto è esausto, segnato dalle lotte, ma non solo quelle sul ring. Le ombre sul viso create da questo magnifico bianco e nero accentuano il dolore e la complessità emotiva di Jake LaMotta (Robert De Niro).
Il protagonista ha combattuto tutta la vita e grandi sono anche le sue battaglie interiori: l'incapacità di controllare la rabbia, la gelosia e un forte bisogno di approvazione.
E non è tutto, LaMotta guarda direttamente in camera, guarda ogni singolo spettatore e lo invita a confrontarsi con il suo dolore e la sua sofferenza.
Guardare in camera
Il regista rompe un'altra regola fondamentale del cinema, lo sguardo in camera. In ogni corso di regia sentirai dire che un attore o un'attrice non devono mai guardare direttamente in camera.
Questa regola nasce per evitare la rottura della cosiddetta quarta parete, ovvero per non interrompere l'illusione di realtà che il film cerca di costruire.
Tuttavia i grandi maestri del cinema sanno quando poter rompere o scavalcare le regole per comunicare cose in maniera differente.
Past Lives (2023)
In questo caso la regista Celine Song con questa splendida inquadratura trasmette un grande senso di leggerezza.
Nora Moon (Greta Lee) comunica con gli occhi una serenità che arriva diretta allo spettatore, il tutto è rafforzato dal vento dato dalla macchina in movimento che fa svolazzare i suoi capelli.
L'effetto Bokeh permette di sfocare lo sfondo così da incanalare tutta l'attenzione verso la protagonista e potenziare la sua comunicazione al pubblico.
Il padrino (1972)
Qui abbiamo un'inquadratura composta:
- Il primo piano di Kay Adams (Diane Keaton)
- La figura intera di Michael Corleone (Al Pacino)
Kay Adams è innamorata di Michael ma non di quel tipo di vita. Lei è in un totale momento di confusione mentre Michael ha ormai varcato completamente la porta del potere.
Coppola decide di focalizzarsi su Kay per suggerire uno stato d'animo disorientato e mostrare il suo conflitto interiore.
Questo fantastico primo piano è puro cinema che rende palpabile la tensione che avvolge la loro relazione attraverso il solo utilizzo di un'immagine.
In the mood for love (2000)
Wong Kar-wai è senza dubbio uno dei maestri dell'utilizzo del linguaggio cinematografico per raccontare i personaggi che fanno parte dei suoi film.
Questo meraviglioso taglio ritrae la Signora Chang (Maggie Cheung) piangere silenziosamente.
È un'immagine molto intima e potente, la protagonista è inquadrata a tre quarti, come se volesse continuare a nascondere la sua parte più intima al pubblico ma anche a sé stessa.
È chiarissima la lacrima che scorre sul viso. In questa inquadratura la Signora Chang diventa un'icona di un amore impossibile e di opportunità mancate ed entra in forte connessione con lo spettatore con cui condivide la complessità delle emozioni umane.
Con questo primo piano Wong Kar-wai ci regala attraverso la narrazione visiva un meraviglioso momento di cinema.
Conclusioni
Fra tutte le tecniche di ripresa, il primo piano è probabilmente quello più riconoscibile e quello che fa entrare lo spettatore in empatia con i personaggi.
Alcuni registi ne hanno fatto un elemento portante del proprio stile utilizzandolo molto di più rispetto ad altre inquadrature.
Altri arrivano ad utilizzarlo solo poche volte all'interno di un'intera pellicola aumentandone l'intensità al suo arrivo.
Tuttavia, per tutti i registi rimane un'importante tecnica cinematografica, un mezzo per comunicare con lo spettatore qualcosa di narrativo o emozionale.