Five Finger Pitch: Vendere una storia come Titanic
Oggi uno sceneggiatore non deve limitarsi a saper scrivere una storia: deve anche saperla comunicare. Non si tratta più soltanto di sviluppare un soggetto, un trattamento e una sceneggiatura. Un vero autore deve essere in gado di presentare, difendere e valorizzare la propria idea attraverso l’arte dello storytelling e una solida competenza oratoria.
Ogni anno nascono centinaia di storie potenzialmente straordinarie che non diventano mai film o serie TV: non perché siano brutte, ma perché i loro autori non riescono a presentarle nel modo giusto, e finiscono dimenticate come capolavori mai eseguiti. Mozart è stato un genio della musica, ma quello non è bastato per non finire in una fossa comune.
Le pitch session sono il principale punto di incontro tra chi scrive e chi decide. Sono incontri strutturati all’interno di festival, mercati, workshop o laboratori in cui gli autori hanno a disposizione pochi minuti per presentare il proprio progetto. In questo spazio ristretto non basta “avere una buona idea”: bisogna saperla raccontare in modo chiaro, sintetico e coinvolgente, trasformando una storia complessa in un racconto orale capace di colpire subito.
Prossimamente pubblicheremo un articolo sui migliori pitch session in Italia. Per non perdere questo e futuri aggiornamenti, iscriviti alla newsletter!
Ma quali sono le tecniche per costruire una buona presentazione? Ne esistono molte, ciascuna con approcci e obiettivi diversi. Questo articolo è dedicato a una di queste in particolare: il metodo del 5 Fingers, una tecnica pensata per affrontare al meglio i contesti di pitching e capace di distillare l’essenza di una storia in pochissimo tempo, rendendola efficace non solo per un pitch orale, ma anche per la scrittura di un dossier di progetto o di una logline.
Five Finger Pitch: Le 5 dita
Cinque minuti possono sembrare pochi, ma sono più che sufficienti per convincere un produttore a investire tempo e, soprattutto, denaro sulla tua storia. Il segreto sta nel saper comunicare il cuore del tuo progetto in modo chiaro, immediato e memorabile.
Un piccolo aneddoto miliardario
Nel 1996, il regista statunitense James Cameron entrò negli uffici della 20th Century Fox con due oggetti in mano. Niente trailer, niente slide, nessuna presentazione in PowerPoint. Solo un piccolo modellino in scala del Titanic e un libricino consunto.
Si sedette al tavolo dei dirigenti e appoggiò per primo il modellino: l’enorme nave dei sogni, simbolo di progresso, lusso, che però divenne poi tragedia. Poi tirò fuori il libretto e lo posò sopra, quasi con delicatezza.
Guardò i dirigenti negli occhi e disse semplicemente: “La più grande storia d’amore mai scritta… qui dentro”.
Quel libretto era Romeo e Giulietta di Shakespeare.
In quel gesto c’era già tutto: il cuore di una tragedia immortale che batteva dentro uno dei disastri più famosi della storia; due giovani innamorati contro il destino, ma questa volta non separati da famiglie rivali, bensì dall’oceano.
In meno di due minuti Cameron aveva venduto un film da 195 minuti. Un film che avrebbe fatto piangere il mondo intero, vinto 11 Oscar e superato i due miliardi di dollari di incasso.
Non servì altro. Nessuna parola in più. Solo una nave, un libro, e una storia d’amore più grande dell’Atlantico.
Ma come ci riuscì? Cameron sfruttò la regola delle 5 dita, un metodo semplice e immediato per strutturare un pitch in modo chiaro e memorabile.
L’idea alla base è che ogni “dito” rappresenti un elemento chiave della storia, un pezzo del puzzle che permette a chi ascolta di comprendere subito il cuore del progetto. Dal pollice al mignolo, ogni parte ha un ruolo preciso. Seguendo questa struttura, anche un’idea complessa può essere comunicata in pochi minuti, rendendo il pitch efficace e irresistibile per chi deve decidere se investire tempo e denaro.
A questo punto analizziamo, dito dopo dito, come Cameron sia riuscito a stupire tutti. Vedremo quindi come dovrebbe essere strutturato un dossier e, di conseguenza, un pitch efficace.
POLLICE: la promessa di un mood
Si tratta del primo contatto tra la nostra storia e a chi la stiamo raccontando. La prima cosa che attira l’attenzione dello spettatore non è tanto la trama, bensì la promessa di un’esperienza emotiva.
Evidenziare fin da subito con una frase che introduca il genere, il tempo e l’ambientazione significa evocare un’atmosfera, una sensazione chiara e riconoscibile, qualcosa che permetta al produttore di immaginare subito che tipo di film o serie sarà e, soprattutto, quanto gli verrà a costare*.*
Immaginiamo di essere Jon Landau, produttore del futuro Titanic (1997: vediamo appoggiati sul tavolo una miniatura del Titanic e un libretto di Shakespeare. In un istante, senza bisogno di ulteriori spiegazioni, il nostro sguardo da produttore coglie informazioni decisive: si tratta di un film in costume, ambientato all’inizio del Novecento; le ambientazioni principali saranno l’interno della nave e l’Oceano Atlantico; il genere fonde il dramma sentimentale e storico con elementi di grande spettacolo e catastrofe.
Ancora prima che venga pronunciata una parola sulla trama, il progetto ha già comunicato un mood, un’ambizione e una propria identità. Ed è esattamente questo il compito del pollice: promettere un’esperienza e far sì che chi ascolta voglia immediatamente saperne di più.
INDICE: il protagonista
Non c’è storia senza conflitto e non può esserci conflitto senza i desideri di un personaggio. Come afferma Lajos Egri nel suo manuale L’arte del personaggio, ogni genere di storia si basa sulla credibilità del protagonista.
Per ulteriori suggerimenti di lettura e approfondimento sulla scrittura cinematografica e seriale, rimandiamo a un articolo dedicato ai principali manuali di riferimento per lo sceneggiatore.
Per essere credibile, un protagonista deve possedere una doppia natura: deve essere umano, quindi riconoscibile e vicino allo spettatore, ma allo stesso tempo speciale, portatore di un tratto distintivo che lo renda unico all’interno della storia. È proprio questa combinazione a generare empatia e interesse narrativo.
Sempre dal punto di vista di Landau, cosa dobbiamo sapere di Jack (Leonardo DiCaprio) e Rose (Kate Winslet), gli alter ego dei più storici Romeo e Giulietta? Perché dovremmo seguirli? Quali sono i loro desideri, le loro mancanze, i loro conflitti interiori?
Jack Dawson è un giovane artista senza radici né sicurezza economica: è libero, istintivo, vive il presente e rifiuta le costrizioni sociali. Il suo desiderio non è solo sopravvivere o viaggiare, ma vivere pienamente, senza compromessi. Rose DeWitt Bukater, al contrario, appartiene all’alta società: è prigioniera di un sistema di regole, aspettative e convenzioni che soffocano la sua identità. Il suo desiderio profondo è scegliere per sé stessa, sottrarsi a un destino già scritto e affermare la propria individualità.
Il conflitto tra Jack e Rose non è soltanto romantico, ma sociale ed esistenziale: due mondi opposti che si incontrano in uno spazio chiuso e temporaneo come il Titanic. È proprio questa opposizione a rendere i personaggi universali e immediatamente leggibili.
In fase di pitch, presentare il protagonista significa quindi chiarire chi è, cosa desidera e perché non può ottenerlo facilmente. Se questi elementi sono chiari, il pubblico, ma soprattutto il produttore, saranno disposti a seguire il personaggio fino alle conseguenze estreme del suo percorso narrativo.
MEDIO: il conflitto principale
Come accennato prima, il motore di ogni storia è il conflitto. Una volta chiarito il protagonista, è necessario definire che cosa gli si oppone.
Il conflitto principale è l’insieme delle forze che impediscono al personaggio di ottenere ciò che vuole. Può essere un altro personaggio (ovvero l’antagonista), una struttura sociale, una condizione psicologia, un evento esterno, oppure, ancora meglio, una combinazione di tutti questi elementi.
Ma in ogni storia esistono più conflitti: ogni scena mette il protagonista in un bivio, dove deve prendere decisioni. L’importante è rendere chiaro e riconoscibile il conflitto principale, quello che sostiene l’intero impianto narrativo e dà senso a tutti i conflitti secondari. È la domanda drammatica di fondo a cui la storia cerca di rispondere: il protagonista riuscirà a ottenere ciò che desidera, o ne pagherà il prezzo? Tutti gli altri conflitti esistono per complicare, arricchire o mettere alla prova questa tensione centrale.
Nel caso di Titanic, quando Landau osserva il modellino della nave, potrebbe pensare che il conflitto principale riguardi la sopravvivenza a una catastrofe. Ma quando guarda il piccolo libretto di Shakespeare, il conflitto assume una dimensione più umana e intima: l’amore impossibile.
Sta a noi (o a James Cameron) individuare un conflitto centrale capace di unire queste due tensioni: Jack e Rose appartengono a classi sociali opposte, e il loro amore nasce e si sviluppa a bordo di una nave destinata a non raggiungere mai la sua destinazione. La domanda drammatica che guida la storia diventa quindi: riuscirà il loro amore a sopravvivere a tutte le avversità, sia quelle imposte dagli uomini sia quelle imposte dal destino?
Questo è il compito del dito medio: mostrare che la storia non è solo un’idea interessante, ma un meccanismo narrativo solido, capace di sostenere tensione, sviluppo e trasformazione dei personaggi.
ANULARE: gli eventi ostacolanti
Provate ad alzare l’anulare senza muovere il medio. Vi accorgerete che è praticamente impossibile: questo perché i tendini di medio e anulare sono collegati, rendendo difficile il movimento isolato di ciascun dito. È una condizione normale, legata all’anatomia della mano, che non impedisce però di svolgere le funzioni complessive.
Allo stesso modo, quando creiamo una presentazione, gli ostacoli che il protagonista deve affrontare non appaiono mai all’improvviso: sono già impliciti nel conflitto principale. Ogni difficoltà, ogni scelta e ogni bivio sono collegati alla tensione centrale, rendendo coerente e credibile il percorso narrativo. Servono a mettere alla prova il protagonista, a complicare il suo cammino verso l’obiettivo e a far emergere le sue risorse, le debolezze e la crescita personale.
Quando Landau osserva il modellino della nave, potrebbe pensare subito al pericolo rappresentato dall’Oceano e dalla catastrofe imminente: la sopravvivenza è il primo ostacolo evidente. Ma il libretto di Shakespeare aggiunge una dimensione più personale: il conflitto romantico. I loro desideri si scontrano non solo con le circostanze esterne, ma anche con barriere sociali e culturali: Jack è un giovane artista senza mezzi, Rose è promessa a un matrimonio combinato e appartiene all’alta società.
Questi ostacoli, introdotti sin dall’inizio, non sono elementi separati: sono connaturati al conflitto principale e servono a far emergere le scelte, le tensioni e le emozioni dei personaggi. Ogni scena in cui Jack e Rose si confrontano con le difficoltà – dalla disapprovazione della famiglia di Rose, ai limiti imposti dalla nave, fino alla stessa catastrofe – rappresenta una progressione naturale degli ostacoli già impliciti nella storia.
In un pitch efficace, mostrare questi ostacoli significa trasmettere la complessità della storia senza appesantirla, evidenziando al contempo il percorso del protagonista e il cuore emotivo del racconto. Come nella mano, dove i tendini collegati non impediscono la funzione complessiva, anche questi ostacoli intrecciati contribuiscono a rendere la storia coerente e dinamica, aumentando la tensione narrativa e rendendo ogni scelta significativa.
MIGNOLO: l’unicità della storia
“Tutto molto bello e interessante. Ma perché proprio la tua storia?”.
Questa è LA domanda che qualsiasi produttore ti farà: ogni giorno, le case di produzione ricevono centinaia di progetti solidi, ben scritti, con personaggi credibili e conflitti funzionanti. Ma solo pochissimi vengono scelti. Il motivo è semplice: le buone storie sono tante, quelle necessarie sono rare.
Il mignolo rappresenta proprio questo: ciò che rende la tua storia irripetibile, il suo valore aggiunto rispetto a tutte le altre. Non riguarda la trama in sé, ma il punto di vista, la domanda profonda, il perché esistenziale del progetto. È la risposta alla domanda: perché questa storia può essere raccontata solo da te, in questo modo, oggi?
Nel caso di Titanic, l’unicità non sta né nella storia d’amore (ne esistono infinite), né nel disastro (già ampiamente raccontato). Sta nella fusione inedita di due immaginari potentissimi: una tragedia romantica universale (Romeo e Giulietta) inserita dentro un evento storico reale, conosciuto da tutti, ma mai vissuto così dall’interno.
Cameron non ha venduto solo un film spettacolare, ma un’esperienza emotiva impossibile da replicare: una storia d’amore che lo spettatore sa già, fin dall’inizio, essere destinata a morire.
Questo è il mignolo: la consapevolezza tragica, la promessa di un’emozione che nasce proprio dal sapere che non ci sarà un vero lieto fine.
In un pitch, l’unicità può assumere forme diverse: un punto di vista mai visto, come raccontare un genere classico da una prospettiva inaspettata; un tema urgente e attuale; un incrocio originale di mondi, toni o linguaggi; oppure una motivazione personale, autentica, che rende quella storia necessaria per chi la scrive.
Conclusioni
Qualsiasi storia può essere presentata in pochi minuti, a patto di sapere quali elementi selezionare e come organizzarli. Se un racconto complesso e stratificato come Titanic è riuscito a essere comunicato in pochissimo tempo, allora anche qualsiasi altro progetto può essere sintetizzato in modo efficace. La differenza non sta nella durata del racconto, ma nella consapevolezza della sua struttura. La regola delle cinque dita rappresenta una guida pratica e un solido punto di partenza per costruire una presentazione chiara ed efficace.
È però fondamentale evitare un errore comune: considerare ogni dito come un elemento isolato. In realtà, i componenti della storia dialogano costantemente tra loro. Ciò che emerge nella definizione del protagonista si riflette nel conflitto principale e trova sviluppo negli eventi ostacolanti.
Più che come sezioni separate, le cinque dita vanno pensate come le parti di un unico organismo: una mano. Solo osservandole insieme è possibile afferrare davvero il cuore della storia. Ed è proprio questa visione d’insieme che permette a uno sceneggiatore non solo di scrivere una buona storia, ma anche di raccontarla nel modo giusto, al momento giusto, alle persone giuste.