Il finale di una storia rappresenta il punto culminante che sigilla il ciclo narrativo, determinando l’impatto emotivo e tematico dell’intera opera. È il momento in cui i nodi della trama vengono risolti o lasciati volutamente irrisolti, offrendo al pubblico una visione chiara o ambigua del significato della narrazione. La sua efficacia dipende dalla capacità di soddisfare o sovvertire le aspettative, rispondendo alle domande sollevate durante lo sviluppo della storia.
Secondo Robert McKee, autore e teorico della scrittura, la costruzione del finale si basa su due criteri fondamentali: il desiderio interno e il desiderio esterno del protagonista:
- Il desiderio esterno rappresenta ciò che il protagonista vuole ottenere, il suo obiettivo tangibile o materiale (es. vincere una gara, trovare un tesoro, salvare una vita).
- Il desiderio interno è invece ciò di cui il protagonista ha veramente bisogno, legato alla sua crescita personale, alla scoperta di sé stesso o alla risoluzione di un conflitto interiore (es. superare una paura, accettare il proprio passato, imparare ad amare).
Questi due elementi, creati e utilizzati da McKee come strumenti analitici, permettono di definire con precisione il percorso del personaggio e la coerenza narrativa.
Questa teoria è ampiamente approfondita nel suo celebre manuale Story: Contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l'arte di scrivere storie, considerato uno dei testi fondamentali per chiunque voglia comprendere le tecniche della narrazione.
McKee ha identificato quattro tipologie principali di finale basate sulla relazione tra questi due desideri. Ogni tipologia contribuisce a definire il messaggio e l’impatto emotivo della storia, offrendo all’autore diverse possibilità per plasmare una conclusione che possa risultare soddisfacente o sorprendente per il pubblico.
Finale POSITIVO
Il finale positivo è una conclusione della storia in cui si raggiunge una risoluzione soddisfacente sia sul piano narrativo che emotivo.
Questo tipo di finale offre al pubblico un senso di appagamento, mostrando che gli sforzi del protagonista vengono ricompensati e che i conflitti principali trovano una soluzione favorevole.
È un finale che ispira speranza, suggerendo che il duro lavoro, la perseveranza e il cambiamento interiore portano a risultati positivi e completi.
Un esempio lampante è il finale di La ricerca della felicità (The Pursuit of Happyness, 2006) dove Chris Gardner (Will Smith) ottiene finalmente il lavoro tanto agognato come analista finanziario presso una grande azienda, realizzando così il suo sogno di una stabilità economica e di una vita migliore per sé e per suo figlio.
Tuttavia, il vero impatto del finale non si limita solo alla conquista esterna. Il film mette in evidenza l'obiettivo interno, che è la trasformazione interiore di Chris: da uomo abbattuto e senza un soldo, a una persona che crede fermamente nelle proprie capacità e si sente finalmente soddisfatto del proprio percorso.
Questo tipo di finale, in cui la vittoria esterna si intreccia con una conquista personale profonda, offre un messaggio di speranza e ispirazione. È una testimonianza che, attraverso la perseveranza e la determinazione, è possibile superare le difficoltà più schiaccianti e costruire una realtà migliore.
La conclusione positiva e appagante di La ricerca della felicità non solo chiude la trama con una nota di gioia, ma rinforza anche il messaggio che il vero successo non risiede solo nei risultati materiali, ma nella capacità di affrontare le sfide e crescere come individuo. Questa tipologia di finale è in grado di lasciare un'impressione duratura sugli spettatori, poiché li incita a riflettere sul proprio potenziale e sull'importanza di non arrendersi mai di fronte alle avversità. Il trionfo finale di Chris, il cui obiettivo esterno e interno si fondono, dimostra che il sogno è realizzabile e che la vera felicità nasce dalla convinzione di poter superare ogni ostacolo.
Finale DOLCE-AMARO
Il finale dolce-amaro è una conclusione della storia in cui il protagonista sperimenta una combinazione di vittoria e perdita significativa. Questo tipo di finale si distingue per la sua capacità di evocare emozioni complesse, dove la gioia per ciò che è stato conquistato si intreccia con il dolore per ciò che è stato sacrificato o perso lungo il percorso. Riflette l’ambivalenza della vita, mostrando come il trionfo possa spesso arrivare a un prezzo elevato.
Uno degli elementi distintivi del finale dolce-amaro è l’ambiguità emotiva. Non si tratta di un lieto fine completo, ma nemmeno di una tragedia assoluta. Il pubblico può provare una sensazione di soddisfazione per alcuni aspetti della conclusione, pur rimanendo malinconico per altri. Questa ambiguità lo rende un tipo di finale che resta impresso, offrendo una rappresentazione realistica della condizione umana.
Un’altra caratteristica fondamentale è la riflessione sulla realtà. Il finale dolce-amaro abbraccia le complessità e le contraddizioni della vita reale, dove ogni vittoria può comportare una perdita e dove non esistono soluzioni perfette. Spesso, il protagonista riesce a risolvere uno dei conflitti centrali, ma lo fa a caro prezzo, sacrificando qualcosa di prezioso, che sia una relazione, un ideale o un pezzo della propria identità.
Questo tipo di conclusione invita il pubblico a riflettere sulle scelte del protagonista e sul significato delle sue azioni, lasciando una sensazione di nostalgia e appagamento che si bilanciano tra luce e ombra.
Un film esemplificativo è quello di La La Land (2016). Il film racconta la storia di Mia e Sebastian, due giovani artisti di Los Angeles che si innamorano mentre lottano per realizzare i propri sogni. La loro storia d'amore è intensa e appassionata, ma è anche segnata da sfide e sacrifici, in particolare quando le carriere dei due iniziano a decollare e le loro strade si separano.
Nel finale, vediamo un salto temporale che mostra Mia e Sebastian alcuni anni dopo. Mia è diventata una famosa attrice e Sebastian ha realizzato il suo sogno di gestire un club jazz di successo. I due si incrociano casualmente durante una serata al club e si scambiano uno sguardo carico di emozioni, riconoscendo il percorso che hanno fatto e l'amore che è stato fondamentale per entrambi, sebbene ora siano separati.
Il finale mostra la realizzazione dei sogni professionali dei protagonisti, che era il loro desiderio esterno, ma rivela anche che il loro amore non è riuscito a sopravvivere, nonostante l'evoluzione interiore di entrambi. I personaggi hanno trovato il successo e la realizzazione individuale, ma il prezzo è stato la perdita del loro rapporto romantico. Questa conclusione lascia lo spettatore con una sensazione di malinconia, riflettendo sulla complessità delle scelte nella vita e su quanto sia difficile conciliare amore e ambizione.
Finale AMARO
Il finale amaro non si limita a essere triste o deprimente; è un'inevitabilità narrativa che rispetta la logica interna della storia. Può essere il risultato di una scelta finale che sembra giusta ma che porta a conseguenze negative, o di un trionfo che ha un costo troppo alto. La forza di un finale amaro risiede proprio nel suo rifiuto di cedere a una conclusione comoda o prevedibile, e nella sua capacità di lasciare una sensazione di ambiguità morale o di riflessione profonda.
Un buon finale amaro è spesso quello che riesce a bilanciare la tragedia e la speranza, lasciando lo spettatore con una sensazione di disorientamento che stimola la riflessione. Non è tanto l’assenza di felicità a caratterizzarlo, ma la realizzazione che la vita, spesso, non si adatta a una narrazione perfetta.
Un esempio emblematico di finale amaro è il film Il Gladiatore (Gladiator, 2000) di Ridley Scott. La storia segue Maximus Decimus Meridius (interpretato da Russell Crowe), un generale romano tradito e ridotto in schiavitù, che cerca vendetta e giustizia contro l’imperatore Commodo (Joaquin Phoenix). Maximus, attraverso la sua lotta per la libertà e per la restaurazione della Repubblica, diventa un simbolo di speranza e onore per il popolo romano.
Il film culmina in una serie di eventi drammatici che portano Maximus a confrontarsi con Commodo nell’arena. Dopo una lotta intensa, Maximus riesce a uccidere Commodo, ma non sopravvive alle sue stesse ferite. Muore tra le braccia di Lucilla (Connie Nielsen), l’amore perduto, con la promessa di potersi riunire con la sua famiglia nell’aldilà. La scena finale mostra il popolo che celebra la vittoria e la libertà restaurata, ma la morte di Maximus rende l’epilogo amaramente incerto. Il sacrificio eroico del protagonista è riconosciuto, ma la sua morte rappresenta la perdita di un uomo che, seppur vittorioso, non ha mai potuto vivere una vita piena o vedere un futuro duraturo.
Un finale amaro come quello di Il Gladiatore è efficace perché non solo conclude la storia con un senso di realismo, ma provoca anche una risposta emotiva profonda. Gli spettatori sono portati a riflettere su temi universali come la giustizia, il sacrificio e la transitorietà della gloria. Questo tipo di conclusione incita lo spettatore a considerare il valore dell’eroismo e le conseguenze delle proprie azioni, senza la comodità di una soluzione “tutto è bene quel che finisce bene”.
Finale TRAGICO
Il finale tragico è un evento culminante che sottolinea le fragilità e le contraddizioni della natura umana. In una tragedia, il protagonista spesso è portato verso la sua caduta da una combinazione di fattori, tra cui le sue stesse debolezze, decisioni errate o forze esterne al di fuori del suo controllo. L'elemento centrale è la catarsi, quel momento in cui la tensione narrativa culmina in un'esplosione emotiva che colpisce lo spettatore con la forza di un’imprevista rivelazione o di una perdita insopportabile.
Un finale tragico è efficace quando la sua conclusione, pur essendo dolorosa, appare necessaria e coerente con lo sviluppo della storia e con la natura dei personaggi. Questi finali ricordano agli spettatori che la vita è spesso imprevedibile e priva di giustizia assoluta, un messaggio che può essere tanto sconvolgente quanto profondo.
Un esempio classico di finale tragico è il film Requiem for a Dream (2000) di Darren Aronofsky. La storia segue quattro protagonisti: Harry, Sara, Marion e Tyrone, ognuno dei quali cerca disperatamente di realizzare i propri sogni. La narrazione esplora le loro dipendenze e il loro tentativo di superarle per raggiungere la felicità e la realizzazione personale. Tuttavia, la loro lotta è ostacolata da una serie di eventi sfortunati e da un ciclo di autodistruzione.
Il film culmina in un epilogo devastante: Harry perde la sua mano a causa di un'infezione, Marion finisce in una spirale di degrado per poter ottenere la droga, Tyrone finisce in prigione, e la madre di Harry, Sara, viene ricoverata in una clinica psichiatrica dopo un uso eccessivo di anfetamine. L’ultimo atto del film mostra i protagonisti separati e completamente rovinati, con una sensazione di abbandono e disperazione che pervade le loro vite. Il finale è un urlo silenzioso di dolore e perdita, che rimane impresso nella mente dello spettatore ben oltre la fine dei titoli di coda.
Un finale come quello di Requiem for a Dream è potente perché non solo colpisce emotivamente, ma porta a riflettere su temi come la fragilità della speranza, le conseguenze delle scelte e la brutalità della realtà. In una tragedia, i personaggi si trovano faccia a faccia con la loro incapacità di cambiare il proprio destino, e la loro sofferenza diventa una lezione universale. Questo tipo di conclusione evoca un senso di empatia e di consapevolezza, invitando lo spettatore a riflettere sulle proprie azioni e sulle proprie ambizioni.
I finali rappresentano il culmine emotivo e tematico di una storia, il momento in cui i fili narrativi si intrecciano per lasciare al pubblico un'impressione duratura. Che siano positivi, negativi o dolce-amari, i finali definiscono il viaggio del protagonista e il messaggio che la storia intende trasmettere. Ogni tipo di conclusione ha il potere di evocare emozioni uniche, riflettere sulla condizione umana e stimolare la riflessione.
Un buon finale non si limita a chiudere gli eventi, ma arricchisce la narrazione, conferendole profondità e significato. È il momento in cui il pubblico comprende pienamente il senso delle scelte, dei sacrifici e dei trionfi vissuti dai personaggi. In definitiva, un finale efficace non riguarda solo la destinazione, ma il viaggio che ha condotto a essa, rendendo la storia memorabile e significativa per chi la vive.